giovedì 28 gennaio 2016

Immortale sei


E chissà in quanti stanno a guardarti da lontano, ad osservarti cercando di scrutare i tuoi pensieri per trovare il modo per aggirarli. Per quanto fascino trasudi, per il tuo saper essere sottilmente sarcastica, per l’intelligenza lampante che traspare anche in poche righe scritte, immagino saranno in tanti a provare a prenotare uno spazietto dentro di te, qualsiasi esso sia e qualsiasi sia la sostanza che lo componga

Bramano il tuo corpo, soprattutto perché è parte di te. Per quanto caldo e accogliente possa essere il tuo ventre o per quanto possano essere pieni di vigore i tuoi seni tutto viene sempre dopo ciò che sei, di questo devi assolutamente andare orgogliosa. Molte persone non accettano che una persona riesca a farsi compagnia da sola, ad appagarsi col proprio essere e a percorrere le strade scelte con sicurezza e a volte con temerarietà, senza stare troppo a pensare a quello che si lasciano indietro o dall'altra parte della scelta. In un certo senso è una tenera forma di invidia quella, ché ti vedono inscalfibile e impenetrabile.

Sembri impenetrabile.

Chissà quanti sacrifici e quante elaborazioni ti ci sono volute per raggiungere questo tipo di equilibrio. Chissà se c’è quello spazietto, uno spioncino sulla tua anima, un buco della serratura dal quale poter spiare il tuo sentire per poi cercare di elaborare quale forma d’amore cerchi, se la cerchi. Questo rende le persone come te attraenti e irrinunciabili, quel mistero col quale anche involontariamente vi decorate e col quale inavvertitamente riuscite a fare festa.

Io personalmente ti vedo invincibile. Ci sono due sole cose in grado far morire le persone: la morte e l’amore. La morte ti ucciderebbe ma ti farebbe ancora più bella, ancora più viva. L’amore non riuscirebbe ad ucciderti, mai.


Ed è questa la ragione per cui io ti vedo invincibile.

Immortale sei.

giovedì 14 gennaio 2016

Il fuoco fatuo del vizio


E continuava a guardarla, quella fiammella blu. Sguardo incessante su quel fuoco fatuo del vizio.

La guardava come se in quel momento fosse l’unica salvezza in quello sguardo perso, colmo di pensieri, assuefatto da ricordi e da pressoché vane speranze.

Mentre quella fiammella danzava sciolta come una ballerina di Flamenco, si accorgeva di essere assorto nei suoi ragionamenti perversi, distruttivi più che altro, e nel frattempo buttava la sigaretta nel fuoco. 

Era torturato da quella sua temporanea fragilità, propria di ogni vizio, da quel filo sottile sul quale si ritrovano a camminare perse le vittime. Perché di vittime si trattava. Vittime di una bottiglia, di una sigaretta, di una canna, di una busta di bamba, dell’LSD o dell’MDMA, dei tasti di una macchinetta che mangiava i soldi del giocatore di video-poker, di chi non avrebbe avuto pressoché nessun problema con le donne ma preferiva pagare per scoparsi una bella figa.

Si chiedeva il perché, rifletteva su quale fosse la lacuna affettiva e quale l'alone di insicurezza che spingesse le persone a cadere in quel vortice di emozioni negative, a dar retta al canto di quelle sirene che avrebbero le avrebbero spinte in un abisso dal quale non sarebbero riuscite a venir fuori, a trovare l’ossigeno necessario per i loro polmoni e a quando sarebbero morte nell’anima prima di finire sole, tristi e sconsolate in una bara di indifferenza ed emarginazione. Vittime dei vizi prima, dei pregiudizi e dei giudizi poi. Debolezze delle quali fingevano di non accorgersi e che poi cercavano di nascondere sotto i tappeti della vergogna per non inciampare ancora negli sguardi dubbiosi e sprezzanti della gente di quel piccolo borgo in cui vivevano. Un vortice esplosivo, uno di quei tunnel nei quali non scorgi nessuna mano che ti prende, che ti aiuti e ti accompagni, nessuna luce di alcun faro o dell’uscita, niente di niente. Sputi in faccia ed emarginazione. Poiché è molto più semplice e sbrigativo emarginare rispetto al cercare di comprendere le ragioni di quegli attimi.

Intanto le note e le parole di quella canzone continuavano a picchiare forte sul parabrezza dello sconforto:

 “Society you’re a crazy breed
I hope you’re not lonely without me
Society, crazy and deep
I hope you’re not lonely without me”

Ora qualche lacrima, come una freccia scagliata nel profondo dell’anima, scendeva a dare un po’ di sale e sollievo a quelle labbra asciutte.
La fiammella blu si era spenta. 

Era il frutto di quelle poche gocce di Fil’e ferru che rimanevano nel bicchiere e che lui buttava nella piastra di ghisa del caminetto, per poi dar loro fuoco con l’accendino. Era il suo modo per cercare di esorcizzare i pensieri che prendevano vita.


giovedì 7 gennaio 2016

Finalmente noi



Mi rimproveri di pensare solo a quello, ma non è così. Certo poi che mi piaci. Certo che ti guardo, che osservo le linee tenui che delineano il tuo corpo. Certo che adoro il modo in cui ti muovi, in cui mi parli, in cui ti avvicini a me e mi sussurri le frivolezze tipiche del primo incontro in un orecchio, in questo posto fatto di rumore intorno.

Mi chiedi se vorrei possederti? Ma certo che sì, io voglio tutto di te. Voglio succhiarti l’anima e voglio farmi succhiare l’anima da te, voglio che queste nostre anime si prendano per mano e che inizino a cantare verso il cielo stellato una canzone che parla di noi.

Voglio che questa canzone racconti quello che siamo, quello che abbiamo vissuto da soli, quello che stiamo vivendo e preannunci quello che vivremo assieme. Voglio che ogni nota sia uguale ad ogni nostro respiro, che ogni accordo sia composto dai nostri gemiti, che le carezze che ci scambiamo siano le parti dell’adagio del nostro vivere e del nostro combattere per averci.

E voglio poi che ogni battaglia che condurremo in questa guerra sia sofferta, che ci facciamo del male e che questo male sia sconfitto dal bene che possiamo, se vogliamo. Quindi certo che voglio lo scontro, perché questo forgerà un altro scontro e poi ancora scontro, ma alla fine porterà ad un incontro.  

Non parliamo troppo, quindi. Viviamoci.

Finalmente noi.


martedì 29 dicembre 2015

Gli occhi giusti per altri occhi


Perché piangi?

Hai più lacrime che occhi adesso, ragazza. Te ne accorgi? Perché?

Non hai incontrato occhi sbagliati, non pensare che sia così. Hai semplicemente incontrato occhi che non erano fatti per i tuoi. Non erano occhi sbagliati, perché tutti gli occhi insegnano. Insegnano ad amare, a detestare o ad odiare, a non tradire, a non essere tradita. Ti consentono di avere nuovi sguardi, nuove visioni, nuove trame e nuove idee. Nuovi pensieri, nuove emozioni, nuove sensazioni. Insomma, ti insegnano che la speranza non dovrebbe mai andare via.

Ed ora queste lacrime che te li appannano non ti consentono di scrutare tutti gli altri sguardi che incroci. Non ti permettono di considerare se tra tutti quegli sguardi ci sono gli occhi fatti per te.

Asciugale quindi, e torna a far risplendere quegli occhi che hanno tanto da regalare a chi qualcosa da te non l’ha mai avuto. 

Dio te ne sarà grato.


giovedì 18 luglio 2013

La mia Decimoputzu, com'è e come vorrei diventasse


Decimoputzu, un paese al centro del Campidano, al centro di una delle pianure più fertili del Mediterraneo. Uno dei paesi più antichi della Sardegna, come dimostrano la continuità abitativa tra le più continue in assoluto, i siti archeologici come la Tomba dei Guerrieri a Santu Iroxi (1.600 a.c. circa) o il Nuraghe Su Casteddu de Fanaris al confine con Vallermosa, tra i Nuraghes più importanti del Sud Sardegna (se non il più importante) lasciato tuttora abbandonato al proprio destino.
Un paese in cui l'agricoltura fa tuttora da padrona, nonostante la scelleratezza della famigerata legge 44/88 ne abbia indebolito non poco la struttura portante, tra debiti e more, pignoramenti, vendite all'incanto delle aziende per due soldi etc. Un paese che tra gli anni '80 e fino almeno a metà anni '90 era tra i più ricchi della Sardegna, trainato proprio dall'agricoltura.

E poi cos'è successo? Decimoputzu si è spenta lentamente, inesorabilmente. Le vie si sono spopolate pian piano, la storica Via Grande e i giardini pubblici, sempre popolatissimi, rimandano ora eco sordi e tristi, i negozi storici hanno chiuso così come molte nuove attività. Come se un cataclisma si fosse riversato sull'intero paese, non riconosco più la mia Decimoputzu, quella che avevo conosciuto da ragazzino.

Ecco, il mio paese oggi risulta spento, anonimo. Si vede dal decoro urbano: erbacce alte, cartelli arrugginiti, strade tipo piste da rally, muri imbrattati di teppismo, verde pubblico preda dell'incuria e delle intemperie. Non ci sono soldi, a quanto si dice.

Ed invece è proprio da qui che deve ripartire, secondo la mia visione, la mia Decimoputzu.

La mia Decimoputzu ha un grandissimo cartello in tutti gli ingressi con scritto “Beni benius a Deximuputzu” (e non Deximeputzu come ora, poiché sono riusciti a sbagliarne anche il nome!) e negli stessi ingressi ha delle aiuole con dei fiori colorati tutto l'anno. La pavimentazione delle strade non dico che deve essere perfetta dappertutto ma decente, percorribile, a prova di sospensioni. Il verde pubblico è curato con la supervisione di professionisti del verde e dell'addobbo casalingo ed extra-casalingo, con delle piste ciclabili dove possibile e dei limitatori di velocità che consentano a ciclisti e pedoni di potersi permettere anche qualche distrazione senza correre il rischio di essere investiti, il tutto a favore di una viabilità sostenibile ed un cospicuo aumento della salubrità dell'aria. Perché la mia Decimoputzu deve attrarre le persone. Non solo turisti, ma soprattutto quelle persone che non riescono a comprare casa a Casteddu o nei pressi di Casteddu e sono costrette a scegliere un paese. Bene, ora come ora io il mio paese non lo sceglierei mai se dovessi guardare il decoro urbano. E come pretendiamo la ripresa dell'edilizia paesana senza decoro urbano? Un paese senza decoro urbano equivale ad una rosa senza petali.

La mia Decimoputzu è turistica. Non si possono lasciare abbandonati a se stessi o con un cartello di segnalazione (quando è presente!) il gran numero di reperti archeologici come quelli già citati all'inizio , come fattorie e mulini romani, come menhir (sono oltre una quindicina). In altre nazioni con queste cose ci campano migliaia di persone mentre noi le trattiamo come “cuatru perdas postas una impitzus a s'artra”. La mia Decimoputzu vuole rivalutare queste risorse rivalutando se stessa, con coraggio, determinazione e responsabilità. Essa crea un prodotto turistico cucito su misura che non sia fatto solo delle feste e sagre paesane, con tutto il rispetto e il piacere che provo per queste ultime che, tra l'altro, attraggono migliaia di persone. Decimoputzu non merita un “Beni benius” all'anno, per Decimoputzu devono essere Beni benius tutto l'anno! Si devono seguire i flussi turistici delle varie parti del mondo, non si può pretendere che un norvegese venga a Decimoputzu in agosto. Facendo questo, il mio paese incentiva ad esempio il recupero delle case abbandonate e la loro trasformazione in B&B, agriturismo e strutture ricettive in generale.

La mia Decimoputzu è artistica e culturale. Promuove e incentiva l'arte e tutto quello ad essa correlato in tutte le sue forme e le sue espressioni. Organizza corsi e concorsi di musica, pittura, scultura, scrittura, recitazione e chi più ne ha più ne metta. Tutela la lingua sarda e ne promuove corsi gratuiti e non, promuove la storia sarda incentivando e organizzando approfondimenti, sfilate e rievocazioni di avvenimenti storici, rappresentazioni teatrali etc.. Perché arte, cultura, archeologia e turismo devono assolutamente andare di pari passo.

La mia Decimoputzu è ovviamente agricola, effettua corsi d'aggiornamento per gli agricoltori, promuove sistemi associativi tipo le cooperative, istituisce commissioni di controllo nei mercati all'ingrosso per verificare che i commercianti paghino al produttore il dovuto, incentiva le produzioni a scopo nutrizionale e fa rete con le strutture ricettive affinché si privilegino le produzioni locali prima di quelle che vengono da fuori.

La mia Decimoputzu è aggregativa e democratica. Accorcia le distanze tra politica e cittadini promuovendo la formazione di comitati, associazioni, consulte di giovani ed anziani affinché tutti possano contribuire al governo del paese con spirito di solidarietà, rispetto, fratellanza ma anche responsabilità. Nella mia Decimoputzu l'astensionismo è quasi inesistente, si recano a votare per il nuovo sindaco il 90% minimo degli aventi diritto e si creano le possibilità per disabili ed anziani di andare ad esprimere il loro pensiero. Prima delle elezioni è d'obbligo il confronto pubblico tra i candidati esposti alle domande e alle valutazioni del pubblico in merito ai loro programmi e alle loro intenzioni. Perché scrivere è facile, è guardando negli occhi le persone e sentendole parlare che ne capisci le intenzioni.

La mia Decimoputzu è tecnologica. Rapportandosi con la parte turistica e non solo, il mio paese si dota di wi-fi in tutti i suoi punti, ovunque ci si trovi e magari con collegamenti USB nei vari siti turistici dove poter scaricare sul proprio dispositivo le informazioni che interessano. Decimoputzu è in rete, in continua promozione e chi ricerca le informazioni su di essa le trova tutte lì, in rete.

La mia Decimoputzu è ecosostenibile. Fa dell'aria pulita, del buon mangiare e del buon vivere un suo punto di forza. Incentiva l'autosostenibilità energetica, la filiera corta dell'agroalimentare, il camminare a piedi o in bici che di questi tempi, col costo del carburante, non è male, si dota insieme ad altri paesi del circondario di una circonvallazione per impedire che i mezzi pesanti congestionino il traffico e l'aria paesana.

La mia Decimoputzu è sana e ama lo sport. Fa di esso una parte formante e fondamentale sin dai primi anni di vita, fonte aggregativa e anche prestigiosa, promuove le nuove discipline preservando comunque le classiche, premia la storia delle vecchie società affinché da queste si prenda esempio per crearne altre altrettanto robuste. Fa della prevenzione un perno su cui muoversi organizzando periodicamente visite specialistiche gratuite.

La mia Decimoputzu ama gli animali, combatte il randagismo con sterilizzazioni mirate, gli abbandoni garantendo multe salate a chi abbandona il proprio amico a 4 zampe e/o a chi viene sorpreso a maltrattarlo, si dota di un canile municipale gestito da volontari e sostenuto da donazioni di amici degli animali e ausilio di associazioni.

La mia Decimoputzu è solidale e tollerante. Tende a non creare differenze sociali, cerca di recuperare i bisognosi d'aiuto, crea dei gruppi contro le dipendenze, qualsiasi esse siano, vero male sociale da combattere con tutte le forze. Non fa nessuna differenza di razza, religione o ceto sociale, perché tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri.

La mia Decimoputzu è il paese che sogno, un paese dove far vivere i propri figli e i propri nipoti con grande tranquillità ed un pizzico di orgoglio. Perché pur essendo contento di vivere dove vivo, sono consapevole che c'è tanto da fare in questo piccolo paese. Ed io vorrei farlo, e vorrei che tutti lo facessero.


giovedì 27 giugno 2013

La Zona Franca integrale tra demagogia e alternative serie

Il 24 Giugno era la data tanto attesa da molti sardi non tanto perché fosse il mio compleanno, ma per la tanto decantata promessa di attivazione della Zona Franca integrale. Tanti sardi sono stati convinti nel corso degli ultimi mesi dal Governatore più imbarazzante (tra tutti quelli imbarazzanti) della storia dell'autonomia della Sardegna e dai suoi due più fedeli compagni in questa “battaglia”, un avvocato ed una dottoressa entrambi urlanti, che avrebbero pagato la benzina meno di un Euro, che l'IVA non si sarebbe più dovuta pagare così come le accise e tante cose fantastiche del genere.

Hanno fatto di chi poneva dei dubbi leciti un avversario politico, che andava contro i sardi e la Sardegna tutta, che voleva continuare ad essere solo un cittadino di Serie B, ma questo solo quando andava bene. Altrimenti si veniva insultati pesantemente o invitati al silenzio e al “lasciar fare”.
Si è offerta questa caramellina per tanto tempo in questi ultimi due mesi con una demagogia che è arrivata a spaccare in due il popolo sardo: da una parte il tessuto produttivo che si è illuso (in maniera bonaria) di poter avere a disposizione uno strumento economico potente per poter riprendere a lavorare come si deve e sanare così tutte le vessazioni di cui è stato vittima, da Equitalia al resto delle sciabole dello Stato italiano, cui l'alternativa che ora va di moda è il suicidio; dall'altra le persone che politicamente erano contro una parte politica, contro un personaggio imbarazzante come Cappellacci e contro la sua Giunta, anch'essa imbarazzante e che, proprio il 24 Giugno, come veri e propri geni artisti delle sconfitte alle elezioni, hanno organizzato una contro-iniziativa per parlare delle alternative, ho letto da qualche parte. E dove si organizza un incontro quando si discute di alternative per il proprio popolo in crisi, vessato dalle tasse, dalla disoccupazione, dalla depressione? Dove lo organizza il maggior partito di centro-sinistra, al secolo il Partito Democratico? Ma al T-Hotel, vero e proprio rifugio dei ceti medio-bassi!

E sono veramente dispiaciuto per le persone che ci hanno creduto sul serio e che hanno lottato, spinti dalla volontà di riprendersi la propria vita e la propria dignità di lavoratori ma come era ovvio la gita a Roma, l'ennesima gita della speranza, si è conclusa con un nulla di fatto, con qualche promessa dolce e un "imoi bandeisind a casinu ca teneus cosas de pentzai". 

Oltre alle due parti prima citate c'è poi una terza parte. La parte già citata prima, che poneva dubbi e domande lecite, sempre le stesse:
  • qual è il progetto economico da accostare alla Zona Franca integrale? Lo strumento potrebbe funzionare certo, ma solo se gli si viene affiancato un progetto economico consono;
  • quali sono le coperture previste per l'ammanco del gettito IVA e delle accise? Il mancato gettito dell'IVA è stimato attorno ai 2 miliardi di Euro (minimo) e quello delle accise se si facesse rispettare l'art. 8 del nostro Statuto sarebbe tra i 3 e i 3,5 miliardi di Euro. Come si copre un ammanco di 5-5,5 miliardi di Euro? Qual è il piano?
  • C'è un piano economico che allontani totalmente l'idea di trapiantare ancora una volta come per il Piano di Rinascita l'industria pesante, le multinazionali altamente inquinanti che hanno distrutto il nostro ambiente?

A queste domande non ho mai ottenuto risposta. Quando mi è andata bene solo risposte parziali e non articolate, basate sul nulla. Quando mi è andata male, insulti e imposizione di silenzio. Oppure la richiesta di un'alternativa.

E l'alternativa c'è e circola proprio vicino al Governatore imbarazzante con la Giunta imbarazzante.
Tra le commissioni del Consiglio Regionale, nelle stanze del Palazzo, circola una legge di iniziativa popolare promossa dal COMITATO Fiocco Verde e firmata da 31.000 sardi. Per farla breve, questa legge istituisce prima di tutto l'Agenzia sarda delle Entrate ottenendo la quota di sovranità tributaria fondamentale per la nostra economia. E' abbastanza conosciuto infatti il sistema attuale che permette all'Agenzia italiana delle Entrate di riscuotere TUTTI i nostri tributi, dei quali dovrebbero tornare in Sardegna nella misura del 90% circa ma che dal 1991, in maniera accertata, non rientrano. Soldi che mancano quindi dalle nostre strade (e che spendiamo per le sospensioni delle nostre macchine), dai nostri ospedali, dalle nostre scuole, dalle nostre case. L'approvazione di questa legge capovolgerebbe questo sistema. E' come se ora una persona si comprasse una casa col mutuo e, per il pagamento della rata del mutuo, facesse incassare per intero il proprio stipendio alla banca chiedendole di trattenere l'importo della rata e di restituire il restante!
In questa legge sono contenute inoltre le fondamenta della sovranità fiscale. Già oggi ne avremmo, vedi taglio dell'Irap di qualche mese fa. Ma in questa maniera potremmo decidere noi sardi chi, come e quanto tassare, decidere sgravi fiscali per le zone in difficoltà della nostra Natzione (vedi Sulcis o nuorese, ad esempio), riequilibrare ed ottimizzare le spese per la sanità, l'istruzione etc., divenendo di fatto regione europea virtuosa, il tutto ovviamente se governati dalle persone che vogliono il bene dei sardi e della Sardegna. Mi chiedo infatti quanto sia giusto far pagare l'IVA all'operaio disoccupato del Sulcis lo stesso tanto del ricco possessore immobiliare della Costa Smeralda, ad esempio.
Ultimo fattore, ma non meno importante: questa legge abolirebbe di fatto Equitalia e tutto il suo sistema vessatorio.
E della mancata approvazione di questa legge sono fautori entrambi gli schieramenti attualmente in Consiglio, destra e sinistra, ad eccezione di qualche singolo personaggio che negli enti locali si è fatto sentire. E' proprio ai vertici regionali che non vogliono ascoltare, succubi degli ordini da Roma e della loro totale dipendenza dalle loro sedi centrali.
Hanno preferito ripristinare la vecchia ARASE che si occupa solo dell'incasso dei tributi regionali, tralasciando tutti gli altri. Cioè, quella che il Governatore imbarazzante con la Giunta imbarazzante avevano abolito appena insediatesi in Consiglio. Un vero e proprio caso di schizofrenia politica.
E l'opposizione imbarazzante della Giunta imbarazzante che fa? Silenzio e litigi. Insomma, si preparano a perdere le prossime Natzionali del 2014.


Sperando che le perdano a favore di chi lavora per il bene della Sardegna e che vuole veramente il benessere dei sardi.

De Deximuputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna  

Restiamo sardi


giovedì 11 aprile 2013

Un post frutto di rabbia ed indignazione


E' da tantissimo che non scrivo. Torno a scrivere con questo che non vuole essere un post costruttivo, ma solo di constatazione.
Constatazione di rabbia ed indignazione dopo l'ennesimo suicidio per via della crisi: un uomo di Serramanna, 47 anni, sposato e con un figlio che da poco aveva perso il lavoro d'operaio. L'ultimo di 3 suicidi nelle ultime 72 ore. Quelli precedenti hanno riguardato due imprenditori, uno di Macomer e l'altro di Orotelli. Difficile capire cosa passi nella testa di un suicida, alcuni lo definiscono un atto di codardia.
Io no. 
Io penso che a volte il peso della vita sia troppo grave da sopportare, non mi spiego altrimenti gesti simili. Penso che un imprenditore non sia solo un “padrone”, conosco tanti imprenditori “padroni” ma altrettanti per cui vengono prima i loro dipendenti e le relative famiglie rispetto a loro stessi. In tutti e tre i casi erano pezzi del tessuto produttivo sardo, perlomeno di quel che ne rimane. Un tessuto produttivo vessato da Equitalia, da Enel, Abbanoa, Inps, Inail e de totus is cunnus chi ndi du s'at cagaus. Tasse e imposte, bollettini e bonifici. 
Paga, altrimenti ti pignoro la prima casa. 
Perché devi preferire andare alla banca e alla Posta piuttosto che andare al supermercato a comprare il latte e i pannolini per tuo figlio. Perché devi pagare prima il canone RAI e l'IMU prima che pensare di preparare un piatto di pasta per la tua famiglia.
E potete pure parlarmi di retorica, di demagogia, di populismo ed in effetti sì, questo post ne contiene e ne conterrà a bizzeffe. Ma sono solo i fatti a parlare, difficile poter dire altrimenti. E' la cronaca quotidiana di una Sardegna che va a rotoli tra suicidi, disoccupazione, cassa integrazione, isolamento e politiche sconsiderate da parte di gente che in più di 60 anni di autonomia non ha saputo dare a questa terra maledetta ciò che si merita: un presente ed un futuro migliori.
Non so cosa bisogna fare, come ho detto all'inizio questo non è il mio solito post che vuole essere anche costruttivo. Non sono io a dover dare, o provare a dare, le soluzioni ad una situazione diventata insostenibile. E tutto questo mentre quelli pensano a chi candidare come prossimo Presidente della Repubblica italiana.
Ma anche se il mio credere nell'autogoverno della Sardegna non è fondato su recriminazioni, oggi più che mai dico che abbiamo bisogno della nostra emancipazione come popolo, di rapporto diretto con gli altri popoli del Mediterraneo, dell'Europa e del Mondo. Abbiamo bisogno di guardare noi ai nostri problemi con responsabilità e coraggio, senza l'assistenza dello Stato che ci sta uccidendo. Abbiamo bisogno di pensare ad un altro modello di economia non basato sul PIL a tutti i costi, che va poi a discapito del territorio e del popolo stesso, vedi piano di Rinascita che ha lasciato merda, disoccupazione e cassintegrazione. Abbiamo bisogno di risorgere culturalmente, da sardi, da mediterranei, da europei, da cittadini del mondo.
Ma prima di tutto guardiamo le cronache e facciamo quel che si deve nell'immediato per dare un aiuto alle imprese, alle famiglie, AL POPOLO SARDO.
VAFFANCULO.

giovedì 8 novembre 2012

L'Assemblea del 7 Novembre non è stata un arrivo, ma una nuova partenza

C'ero anche io in Via Roma il 7 Novembre, giorno dell'Assemblea generale dei sardi proclamata dalla cosiddetta Consulta Rivoluzionaria. Il 7 Novembre è stata una tappa, la prima, di un percorso che migliorato potrebbe portare buoni risultati.
Andiamo con ordine e parliamo della partecipazione che non è fatta questa volta da Questura e organizzazione della manifestazione, ma dai pallottolieri scettici rispetto al progetto e da quelli invece troppo convinti e coinvolti: i primi dicono 2.000 partecipanti (forse), i secondi dicono che eravamo più di 3.000. 


Mi permetto di dire che in ogni caso è andata bene se consideriamo che il sardo medio si informa tramite Unione Sarda, Videolina e La Nuova Sardegna e che queste non hanno concesso lo spazio necessario ad un progetto che è totalmente nuovo in Sardegna, soprattutto se andiamo a guardare la storia indipendentista e movimentista in generale degli ultimi 30 anni. Poco più di un mese fa si riunivano a confronto iRS, Sardigna Natzione, A Manca pro s'Indipendentzia, Movimento Pastori, Movimento Artigiani e Commercianti, CSS, Presidio Piazzale Trento su tutti e che poi altre forze, tra cui anche ProgReS, davano il loro appoggio. E questo, permettetemi, è scandaloso. La mancanza di democrazia nei media sardi (che chiamare conservatori è un eufemismo) è divenuta oramai intollerabile. E checché se ne dica, nemmeno un centinaio di blog o webtv seguite potrebbe scardinare la forza del duopolio sardo dell'informazione.

I partecipanti alla manifestazione avevano la disposizione, ribadita anche dal palco, di stare tranquilli ed evitare qualsiasi tipo di scontro con le forze dell'ordine e così è andata, a parte l'episodio di una decina di persone che volevano tentare di saltare il blocco di Via Porcile. Certo, questo cozza con il nome “Consulta Rivoluzionaria” ma personalmente a me sta bene così, io sono per la non-violenza. Guardavo Polizia e Carabinieri davanti a me in Via Roma che prendevano caschetti e scudi, che armavano i lacrimogeni per così poco e sinceramente il mio pensiero era “ma che cazzo se ne fanno di queste cose, se è tutto tranquillo?”
Dal palco si susseguono gli interventi che riguardo ai progetti della Consulta e dei singoli movimenti indipendentisti dicono poco. Perché sì, sono consapevole che gli interventi potevano sembrare carichi di demagogia, ma questo solo agli occhi di chi esclude a priori l'indipendentismo come alternativa e per questo non si informa o non ha mai letto una elaborazione indipendentista sull'economia, sull'industria, sui rapporti con l'estero etc.. A queste persone chiedo solamente di non fermarsi a quello che dicono quelli del duopolio dell'informazione in merito all'indipendentismo, ma di farsi un giro sui vari blog e sui vari siti dei movimenti per farsi un'idea più chiara, altrimenti rimane solo un sentito dire che non fa un'opinione seria.

E' curioso vedere anche gente del centro-sinistra italiano che trolla sulla manifestazione di oggi, che commenta alcune cose ma che non espone argomenti validi per dissentire da certe argomentazioni. I soliti trolls dell'indipendentismo e del popolo sardo tutto. Io mi chiedo: ma se stavate così bene in Italia, così tanto bene da non voler ascoltare le motivazioni che ci portano ad essere indipendentisti, perché non partite? Perché state qua? Guardate che se ci chiedete perché siamo indipendentisti noi ve lo spieghiamo. E non aspettatevi di sentire che lo siamo perché l'Italia con noi "è sempre stata così cattiva", perché saremmo indipendentisti anche se lo Stato italiano si fosse sempre comportato nel migliore dei modi con la Sardegna. C'è differenza tra coscienza e recriminazione. Chi non capisce questo si dimostra ignorante e se vuole può continuare a fare "trollismo", magari travestendolo da "satira".

Da queste righe si può capire cosa mi è piaciuto, ma anche cosa non mi è piaciuto. Una delle cose che non mi piacciono è che alcuni componenti dichiarano apertamente che l'Onorevole Claudia Zuncheddu non solo si debba dimettere, ma che non si potrà neppure candidare. Bene, a queste persone faccio presente che Claudia Zuncheddu quotidianamente lotta per le vostre ragioni in Consiglio Regionale, da sola, con gran coraggio. Claudia Zuncheddu ha fatto una lotta anche per le ragioni del popolo, affinché le minoranze continuino ad essere tutelate, proponendo non il taglio del numero dei consiglieri, bensì il taglio dei compensi dei consiglieri, tra cui anche il suo.
Si dovrebbe ragionare invece sul perché Claudia Zuncheddu è l'unica indipendentista all'interno del Consiglio Regionale, e questo mi auguro che lo facciamo tutti, tutti insieme.

La sensazione è che qualcosa di nuovo sia nato e stia crescendo molto velocemente. Ieri in Via Roma si respirava un clima sì incazzato, ma incazzato nel modo giusto, costruttivo. In un mese non credo si potesse fare di più, in un mese s'è iniziato a correggere il tiro degli ultimi 20 anni almeno, dove siamo stati divisi sia come popolo che come indipendentisti.
Il cammino sarà lungo, questo è scontato, ma se continuiamo sulla linea della prima pagina scritta oggi, la traiettoria di senso è quella giusta. Con qualche correzione fondamentale, possiamo fare il grande salto di qualità che io ed altre migliaia di persone aspettiamo da tempo. Questo per la Sardegna ed il popolo sardo.


De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna  

Restiamo sardi

mercoledì 31 ottobre 2012

Io sto con i cittadini preoccupati di Decimoputzu!


Ieri si è svolto l'atteso Consiglio Comunale a Decimoputzu per cercare di far luce sui vari aspetti della realizzazione di una centrale a biogas in località Terramaini.


Personalmente, sto con quei cittadini di Decimoputzu che sono contrari e preoccupati per la realizzazione di questa che si prospetta come un'ennesima servitù industriale.
Detta centrale sta sorgendo a circa 2 km in linea d'aria dal centro abitato e nelle immediate vicinanze di aziende agricole, di un'azienda casearia e di civili abitazioni. Questa mia preoccupazione ed indignazione è determinata da vari aspetti:
  1. E' una centrale che non serve a nessuno, né al paese stesso, né alla Sardegna. Ad oggi, la Sardegna produce circa 1/3 in più dell'energia di cui ha bisogno, e del sorgere di questa miriade di servitù dobbiamo chieder conto all'Italia prima ed all'Europa poi. E' impensabile infatti che la politica ai più alti livelli non vieti ancora questo genere di speculazioni sui territori, ma anzi, le incentivi. Da indipendentista non sono contro le energie rinnovabili (quelle pulite, per quanto possibile), essere contro le rinnovabili significherebbe automaticamente essere a favore della permanenza di fonti di approvigionamento energetico veramente inquinanti (carbonfossile, petrolio etc.). Sarei favorevole ad un piano energetico che mirasse a sostituire gradualmente  le fonti non rinnovabili con quelle rinnovabili, questo sì. Ma alle speculazioni sui nostri territori dico NO e mi indigno, sarebbe difficile non farlo. E, da quanto si può evincere dal primo dato indicato in questo punto, qui siamo di fronte ad una speculazione.
  2. La salute. Mi chiedo infatti perché, ad esempio, la regione Emilia-Romagna ha vietato il sorgere di questi tipi di impianti vicino alle aziende che lavorano il Parmigiano Reggiano (delibera dell'Assemblea regionale n. 51 del 26 Luglio 2011). Il tutto non sarà forse collegato alla teoria di quei ricercatori tedeschi che collegano la presenza di centrali a biogas all'epidemia di Escherichia Coli che colpì la Germania nell'estate del 2011 causando 18 morti? Non lo sappiamo per certo ovviamente, ma tra vedere e non vedere...
  3. La centrale sta nascendo in un territorio a vocazione agricola, cui potrebbe aggiungersi presto quella turistica, viste le decine di reperti e siti archeologici che per il loro potenziale sarebbero da rendere fruibili e che si dovrebbero pubblicizzare, tra i primi le Chiese e “Su Casteddu de Fanaris”, che a detta di alcuni archeologi sarebbe il Nuraghe più importante di tutto il Campidano. Che appeal avrebbero i nostri prodotti locali, già decisamente in crisi visto che la Sardegna ad oggi importa tra il 70 e l'80% di merce da fuori? E le nostre risorse turistiche da collegare direttamente alle strutture ricettive che economia creerebbero per il paese? Siamo sicuri che un impianto di cui non conosciamo nulla sia il modo migliore per rilanciare l'agricoltura e per far fiorire il turismo archeologico di Decimoputzu? Su quest'ultimo punto aggiungo che proprio nelle immediate vicinanze del sito in questione sorgono ancora i resti del menhir “Perd'e Mereu” e fu localizzata una fattoria romana.
  4. All'interno della società che sta realizzando l'impianto, l'Agrifera S.r.l., lavorano alcuni personaggi che in altri momenti sono stati al centro di indagini per collegamenti con la mafia (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/05/16/fera-costruisce-luce.html). Ed anche qui non per essere giustizialista, ma tra vedere e non vedere...
Non mi importa andare contro l'amministrazione comunale, a più riprese e da molte parti ho affermato e confermo che mi piace di più stare “con” qualcosa, rispetto ad essere “contro” qualcosa. E in questo momento sto con la gente di Decimoputzu, preoccupata per questo enorme punto di domanda che sta sorgendo nel nostro territorio. Non sto a guardare nemmeno gli interessi politici dell'una o dell'altra parte, sto al di fuori dei giochi politici. Da indipendentista, mi interessa solo la salvaguardia della salute di questa terra e di questo popolo. E Decimoputzu è un pezzo di natzione sarda, i suoi cittadini parte del popolo sardo. 


De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna  

Restiamo sardi


martedì 23 ottobre 2012

"Ospitadas". Alessandro Medda: Lo scandalo Biogas approda a Decimoputzu


Ed esplose come una bomba in quei giorni ancora stranamente caldi, quasi estivi, la notizia che i lavori per la costruzione di una centrale a biogas erano già in corso a Decimoputzu.
Fu la sorpresa più totale. Nessuno sapeva. Nessun avviso, nessun reclamo, nessuna notizia. O almeno così sembrò in quei giorni.
E soprattutto nacque subito nelle menti di tutti una domanda semplice quanto di difficile risposta: che cos’è una centrale a biogas?
Tenteremo in breve di far capire a chi ci sta leggendo ora di cosa si tratta.
Per biogas si intende una miscela di gas (a maggioranza metano dal 50% all’80%) ottenuta o attraverso la fermentazione spontanea in assenza di ossigeno delle biomasse o ottenuta attraverso la reazione chimica delle stesse mediante il calore. Il biogas poi, attraverso macchinari appositi, si trasforma in energia che viene poi immessa nella rete, quindi sul mercato.
Le biomasse non sono altro che gli scarti agricoli, industriali e reflui vari (a bassissima resa energetica), ma soprattutto prodotti agricoli di primo piano quali grano, mais e sorgo (ad altissima resa energetica).
Ora i problemi più importanti si pongono a diversi gradi.
  • Etico: degli alimenti primari che potrebbero essere destinati alle persone o agli animali vengono bruciate per produrre energia.
  • Ecologico: per alimentare una centrale come quella in costruzione a Decimoputzu di (quasi) un MW, servono mediamente un ettaro di terreno arabile al giorno, terreno tolto alla produzione di derrate alimentari ; i terreni coltivati a mais da biomassa vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti (prodotti con l’energia del petrolio) e di pesticidi, provocando inquinamento del terreno stesso e delle falde acquifere sottostanti; la fermentazione dei vegetali e liquami provoca l’emissione di cattivi odori (la centrale sorge a soli 2 Km dal paese); esistono dei batteri termo-resistenti derivanti dalla fermentazione che provocano botulismo e tetano. Inoltre, alcuni ricercatori tedeschi affermano che l'epidemia di Escherichia Coli che colpì la Germania nell'estate del 2011 causando 18 morti potrebbe essere stata causata proprio dalla presenza di questo tipo di centrali.
  • Economico: produrre un kWh con questo sistema costa 22 centesimi mentre il prezzo dell’energia finita sul mercato è di appena 7 centesimi kWh; il mais utilizzato come biomassa sta seguendo l’andamento sempre crescente del prezzo del petrolio, cosicché gli allevatori si trovano ora in grandissima difficoltà nel comprare un alimento base per i loro allevamenti.
Allora dove sta il business? Semplice: in un disegno di legge europeo che equipara il biogas alle fonti di energia rinnovabile (solare, eolico etc.) e compensa questa produzione di energia con una tariffa incentivante onnicomprensiva di 28 centesimi a kWh per 15 anni, ossia quattro volte maggiore rispetto a quella di mercato.
Ecco svelato d’incanto l’arcano.
E d’incanto tutta la popolazione si è ritrovata a far i conti con delle problematiche impensate e sconosciute sino ad allora. O forse vista la scarsa partecipazione non è neanche così…
Fondamentale nella scoperta di questo scempio ambientale è stato Dexipuzzus.it, un blog locale che per primo ha documentato quanto stava accadendo (11 ottobre); dopo questa segnalazione si è subito formato un comitato spontaneo, NoBiogas Decimoputzu, che tramite il social network Facebook ha tentato di informare e sensibilizzare le persone su questo tema, ma soprattutto si è posto come obbiettivo quello di coordinare le varie correnti politiche e di pensiero, canalizzandole verso un unico NO compatto.
Logica conseguenza di questo movimento, è stato il sit-in organizzato il 15 ottobre presso i terreni (zona confinate tra Decimoputzu e Villasor, chiamata Terramaini) in cui i lavori di costruzione della centrale andavano avanti a pieno regime. In questa riunione hanno partecipato vari attori, tutti protagonisti principali di una commedia tipicamente italiana.
Il sindaco Ferruccio Collu, arrivato dopo infinite telefonate da parte dei presenti, subito ha tenuto a precisare che il Comune di Decimoputzu nulla poteva fare contro un'ordinanza della Comunità europea e che lui per primo era contrario a tutta questa vicenda. In pratica ha sostenuto con forza la tesi secondo cui i comuni sono scavalcati da questa normativa, e l’unica cosa che si sarebbe potuta fare era trovare qualche cavillo burocratico per fermare i lavori. A noi invece risulta che l’atto era depositato in comune da Gennaio e che ci sarebbero stati 20 giorni di tempo per ricorrere in appello; si sarebbe quindi potuto incaricare un esperto, che sicuramente avrebbe redatto una relazione con parere negativo per l’impatto ambientale , poi da li con questa relazione si sarebbero potuti bloccare i lavori. Inoltre informando ed allertando tempestivamente la popolazione su quanto stava accadendo, si sarebbe subito creato un fronte unito contro la costruzione della centrale. Invece…
Il sig. Giancarlo Nocera , rappresentante legale della società milanese costruttrice , l’Agrifera , intanto con grande tranquillità snocciolava dati abbastanza contraddittori per quanto riguarda inquinamento e occupazione che darebbe tale impianto. In particolare insisteva sul fatto che c’erano tutte le autorizzazioni necessarie per l’inizio dei lavori, e sosteneva pure che a differenza di altri comuni, quello di Decimoputzu non aveva voluto in cambio nulla. Di solito i centri che subiscono danni da questo tipo di eventi chiedono una rivalsa, ossia la costruzione di un parco, o di altre strutture utili alla popolazione. Un po’ come dire: sporco però in cambio vi do qualcosina in cambio per farvi fessi e contenti. E invece noi putzesi, storicamente magnanimi con i forestieri, non abbiamo chiesto manco quello.
Alcuni consiglieri dell’opposizione, come Luca Marongiu e Luigi Mereu, intanto chiedevano delucidazioni al sindaco e al signor Nocera: anche per loro , pur essendo consiglieri dell’opposizione e quindi avvezzi a frequentare il comune e i relativi consigli comunali, la scoperta della maxi-costruzione era un'assoluta novità. Un fulmine a ciel sereno.
Il tutto contornato da una cinquantina di persone nervose ed impazienti di avere risposte. In pratica, chi sapeva non ha parlato ed ora se non ci sarà una vera mobilitazione il destino è segnato.
Primo successo è stato la richiesta e la conseguente approvazione di un consiglio comunale straordinario aperto alla popolazione. In attesa di questo atteso evento, qualche considerazione possiamo farla.
Francamente, un tema così complesso avrebbe meritato un attenzione ed un informazione diversa: è mancata trasparenza a più livelli.
Ma quel che è peggio è la risposta che hanno dato i cittadini. Pensiamo che quanto stia avvenendo a Decimoputzu non sia altro che un microcosmo, una mini proiezione di ciò che avviene in tutt’Italia. La mancanza di partecipazione e collaborazione, l’apatia nell’informarsi e nel combattere un qualsiasi sopruso, la noncuranza di ciò che ci circonda, l’arrendevolezza verso fatti che sembrano ineluttabili ma forse non lo sono: tutte caratteristiche attuali che rappresentano un regresso culturale, sociale ed economico nella nostra civiltà moderna. Sembra quasi una popolazione lobotomizzata e allo sbando, annientata e ormai succube del sistema marcio e corrotto che ci circonda.
Ma la reazione non può essere in alcun modo l’accondiscendenza ad un sistema iniquo del non fare e subire, ma al contrario la soluzione risiede nell’impegnarsi alla res publica, nell’informarsi sempre e comunque per esser ancora più consci dei propri doveri e diritti.
In attesa di un cambiamento rimane la speranza che un vento nuovo, che non sappia di biogas, spiri anche da queste parti.  

martedì 10 luglio 2012

Articolo 9: una reinterpretazione così semplice quanto disarmante

Questo è il contributo che ho voluto dare al Fiocco Verde, insieme a tutti i cittadini di Decimoputzu che hanno firmato per la proposta di legge.


Ricordo ancora quando lessi la prima volta l’iniziativa del Comitato Fiocco Verde.
L’iniziativa mi parve buonissima ed ambiziosa da subito, tanto che andai a leggermi gli articoli 8 e 9 del nostro Statuto Autonomo per  approfondire il discorso. Avevo sempre sentito parlare di questo credito di miliardi di Euro che la Regione Sardegna vantava nei confronti dello  Stato italiano, chiedendomi e scrivendo spesso di come avremmo potuto utilizzare tutti quei soldi e di cosa sarebbe stato il nostro territorio se quei soldi non avessero preso la strada del non ritorno, come invece è successo.

Non mi ero mai chiesto, invece, come avremmo potuto fare per evitare che a quei miliardi se ne aggiungessero altri ed altri ancora. Cioè, dove avevamo sbagliato? E come andare a correggere il tiro, vista l’importanza fondamentale di utilizzare in Sardegna la maggior parte dei soldi prodotti dai sardi, soldi prodotti col proprio lavoro, con il proprio sudore, con i propri sacrifici, ma anche parte dei propri sogni, delle proprie ambizioni e delle proprie responsabilità.

Ecco la soluzione: Agenzia sarda delle Entrate. La reinterpretazione dell’articolo 9 in questi termini (ora che lo conosco) è così semplice quanto disarmante. Viene subito da chiedersi come mai in tutti questi anni le giunte regionali nostrane che si sono succedute non abbiano provveduto a fare nulla.
Per questo appena ho potuto mi sono incaricato personalmente di raccogliere le firme nel mio piccolo paese, Decimoputzu. E, permettetemelo, sono orgoglioso che anche Decimoputzu abbia voluto dare la sua risposta a questa problematica.

Perché anche i cittadini del mio piccolo paese hanno capito l’importanza fondamentale della sovranità tributaria, primo passo verso spazi di sovranità sempre più vasti, verso una Sardegna  marchiata sempre più Sardegna. Ed allora hanno firmato, consapevoli e consenzienti di quel piccolo mattone che stavano andando a posare su questa grande casa, la casa di tutti i sardi, la prima casa di un villaggio che diverrà, mano a mano, sempre più grande, sempre più moderna.

Hanno firmato perché hanno capito come il mancato rientro dei nostri si è ripercosso e come si ripercorrerebbe ancora nei piccoli gesti di ogni giorno, dal camminare in un marciapiede rotto o rompere gomme e ammortizzatori in una strada dissestata sino a viaggiare in treni vecchi di 40 o 50 anni, senza aria condizionata.

Hanno firmato per una Sardegna con sempre più sovranità, con più responsabilità, con più compiti.
Per il primo passo verso una Sardegna protagonista nel mondo, con i propri sogni, con le proprie speranze, con le proprie forze, con i propri cittadini.

Grazie sardi , grazie Fiocco Verde.

http://fioccoverde.net/fiocco-verde/contributi/articolo-9-una-reinterpretazione-cosi-semplice-quanto-disarmante/




giovedì 31 maggio 2012

L'imbarazzante trasformismo del Partito Democratico sulla smilitarizzazione

Oggi il Partito Democratico, per voce dei suoi membri nel Parlamento italiano, soprattutto del Senatore Giampiero Scanu, primo firmatario della mozione sostenuta da 120 parlamentari per chiedere la chiusura dei poligoni sardi,  vorrebbe ergersi a paladino della smilitarizzazione della Sardegna. 
Argomento che, tra le altre cose,  noi indipendentisti trattiamo da sempre. Fa piacere sapere che anche il Partito Democratico è capace di svegliarsi e trasformarsi a seconda del volere popolare. 

Infatti lo stesso Partito Democratico  il 26 settembre 2008 per firma dei suoi parlamentari sardi Paolo Fadda, Sirio Marroccu, Guido Melis, Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Andrea Lulli e Caterina Pes presentò al Ministro della Difesa e dello Sviluppo Economico un'interrogazione che premeva per l'ampliamento del Poligono Interforze del Salto di Quirra.

Qui il testo dell’interrogazione di quel giorno:

Atto Camera
Interrogazione a risposta in Commissione 5-00372
presentata da
AMALIA SCHIRRU
lunedì 29 settembre 2008, seduta n.056

SCHIRRU, LULLI, MELIS, MARROCU, FADDA, PES e CALVISI. - Al Ministro della difesa, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la notizia appresa sui quotidiani regionali sardi nei giorni scorsi, che le sperimentazioni sull'aereo senza pilota Sky X avrebbero lasciato l'Ogliastra e la Sardegna a favore della Puglia ha registrato notevoli preoccupazioni;

la realizzazione di una pista di volo a Monte Cardiga è la pregiudiziale, insieme all'autorizzazione di un corridoio di volo con Decimomannu, per la messa in rete dei quattro poligoni sperimentali della Sardegna. Una struttura unica in Italia, adatta per le sperimentazioni sia militari che civili di grande rilevanza, possibili grazie alla disponibilità di un territorio esteso per dodicimila ettari, più un ampio braccio di mare sulla costa orientale. Il «quadrilatero sardo» sarebbe l'unico in grado di contrastare le mire egemoniche del Metadistretto dell'Aerospazio recentemente costituito da Alenia-Finmeccanica con le Regioni di Piemonte, Campania e Puglia, le Università e 300 imprese locali. Alla realizzazione della pista di volo a Monte Cardiga è collegato anche il progetto di un Centro per la sperimentazione ambientale di rilevanza europea. La nascita del Polo Aerospaziale rappresenta, quindi, per alcuni territori sardi, l'unica possibilità di un futuro industriale;

il Ministero della difesa ha ribadito il via libera alla nuova pista di volo del Poligono. Ma le sperimentazioni sui velivoli Sky e Neuron dipendono dall'accordo fra vertici militari e Finmeccanica;

la realizzazione dell'opera, fondamentale per le sperimentazioni aerospaziali, sia militari che civili, è appunto legata all'esito delle trattative in corso con Finmeccanica riguardo alla ripartizione dei costi e delle modalità di utilizzo della pista sperimentale da parte di entrambi i contraenti;
le modalità dell'accordo prefigurerebbero, su scala ridotta, le caratteristiche di quella new company tra soggetto pubblico e industrie private auspicata dalla Nato per il potenziamento del Poligono;

anche la sperimentazione sui due prototipi di aereo senza pilota (Sky X e Neuron), che vede in primo piano il gruppo italiano Alenia-Finmeccanica, è frutto di una collaborazione europea. Solo che l'Italia investe appena il 4 per cento nel settore della ricerca aerospaziale, a fronte del 13 per cento della Francia e all'11 per cento di Germania e Gran Bretagna. Per colmare questo divario è stato costituito recentemente il Metadistretto italiano dell'Aerospazio tra le Regioni Piemonte, Puglia e Calabria;

la Sardegna è stata tagliata fuori, nonostante rappresenti con il Poligono del Salto di Quirra (da collegare all'aeroporto militare di Decimo tramite un corridoio aereo) il quarto vertice naturale del sistema, indispensabile per chiudere il quadrilatero delle sperimentazioni più impegnative made in Italy. Salvo ricorrere a costose trasferte presso i poligoni del Nord Europa. Sindacato, forze politiche e amministratori dell'Ogliastra sono ora impegnati per recuperare al territorio un ruolo adeguato in un contesto di tecnologia avanzata del valore prossimo ai 5 miliardi di euro;

per quanto riguarda la realizzazione della pista di volo a Monte Cardiga, si sta lavorando ad una bozza d'accordo con Finmeccanica che prevede a carico del Poligono l'esecuzione dei lavori di movimento terra affidato a uomini e mezzi del Genio Militare. Il Ministero della difesa ha ribadito per due volte quest'anno l'importanza primaria della striscia tattica polifunzionale a Monte Cardiga, respingendo le motivazioni del parere negativo pronunciato dal Comitato Paritetico. Il 24 aprile Arturo Parisi, Ministro della difesa del Governo Prodi, aveva dato il primo via libera alla realizzazione della pista. La decisione è stata ribadita il 25 luglio dal successore Ignazio La Russa con l'avvento del Governo Berlusconi -:

per saper se le notizie sopra riportate siano fondate e per conoscere la posizione del governo in ordine all'opportunità che il progetto possa comprendere anche la Regione Sardegna.(5-00372)




De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna  

Restiamo sardi

sabato 19 maggio 2012

Qui o si fa l’indipendentismo o si muore!

Ebbene sì, le elezioni regionali sono oramai alle porte. Saranno al più tardi tra due anni, appunto per questo sono alle porte. E lo dimostrano gli ultimi fatti come i referendum che hanno chiamato “anti-casta”, come la mozione in Consiglio di un po’ di tempo fa con la quale ci si chiedeva se a noi sardi conviene la permanenza nello Stato italiano e lo dimostra la messa in mora dello stesso Stato da parte del Governatore che non governa, il Ragionier Cappellazzi Ugo.


Quando sento dire da persone che reputo intelligenti che “l’unico che adesso sta facendo qualcosa, che adesso sta parlando per abolire i costi della politica è Cappellacci”, mi si rizzano tutti i peli. Pensare che ci sia ancora chi crede in personaggi del genere che nell’arco di tre anni non hanno fatto altro che peggiorare le cose mi infastidisce proprio.

Per questo mi piace sottolineare che questa gente qui, tutta questa gente, da destra a sinistra passando per il centro, da su a giù, vuole rifarsi una verginità e cerca di ricostruire la propria credibilità politica. Una credibilità che verrebbe abbattuta totalmente se solo si riflettesse sulla storia sarda degli ultimi sessant’anni, senza andare troppo lontano.

Non è un caso che tutti stiano ora cavalcando il nuovo “vento sovranista”, in cui ci sono cose che gli indipendentisti dicono da almeno 30 anni, dalle servitù militari alla vertenza entrate, dal fallimentare piano di rinascita sino ad arrivare ai giorni nostri, al braccio armato dello Stato, Equitalia. Sentir parlare di “Nazione Sarda”, di “Popolo Sardo”, di rispetto dei diritti dei sardi e di altre cose del genere va ad offendere l’intelligenza di qualsiasi individuo si renda conto dei disastri combinati da questa gente. Per dirne una: gli indipendentisti nel 2004 chiesero conto all’allora Governatore Renato Soru  (anche detto “l’eroe sardo”) dell’ammanco di  10 miliardi di tributi nelle casse della Regione Sardegna. Soldi dei nostri tributi che sarebbero dovuti tornare dallo Stato italiano, secondo l’art. 8 del nostro Statuto (legge del medesimo Stato). Bene, l’eroe nazionale Renatino nostro si prende in carico questo fatto qui, va dall’allora Governo “amico” Prodi e BARATTA i nostri soldi ottenendone la metà. Bene, bravo, ha BARATTATO metà dei nostri soldi ma almeno ha ottenuto qualcosa. Ha addirittura riscritto l’art. 8 che ci attribuisce ancora maggiori “rimborsi” dei nostri tributi. Peccato che lo stesso accordo prevedeva che noi ci accollassimo anche le spese di Sanità e Trasporti, tra le spese più alte in Sardegna. E peccato che quell’accordo sia stato disatteso dallo Stato italiano e che quei soldi, già messi a bilancio, siano venuti a mancare ancora. Doppia beffa, quindi. Non solo non ci restituiscono i soldi, ma abbiamo anche spese in più. Nel frattempo cambia il Governatore e subentra il Ragionier Cappellazzi Ugo che in qualche modo doveva riempire quell’ammanco di bilancio. Ma lui essendo un commercialista escogita la genialata: ricorre ai mutui! Mica scemo, eh? Quindi tripla beffa: soldi che non ci restituiscono, spese in più attribuiteci e il pagamento degli interessi su quei mutui! Chiusa parentesi.

I risultati non definitivi dello studio condotto dalle Università di Cagliari e di Edimburgo ci dicono chiaramente che il 40% dei sardi vorrebbe la Sardegna indipendente  e che un altro 48% vorrebbe maggior sovranità della Sardegna (http://www.facebook.com/photo.php?fbid=387097274669113&set=a.353111471401027.84083.100001065325934&type=3&theater).  Ed è uno studio fatto tramite un questionario compilato da più di 6.000 persone, quindi mi sa proprio che è attendibile.

Ci sono dei movimenti  indipendentisti che oggi cercano le alleanze del domani. Io vorrei proporre solo una cosa, come dico da tempo: iniziamo ad incontrarci, a sederci assieme, a discutere. Portiamo avanti la Carta di Convergenza indipendentista che ha già dietro il lavoro di un anno, prendiamola come punto di inizio per la costruzione di una Domu Soberanista in cui trovino accoglienza tutti quei sardi che hanno bisogno di vedere la loro terra più sovrana, più responsabile, che possa gioire dei propri successi e riflettere sulle proprie sconfitte.  Apriamo anche ai movimenti fortemente sovranisti, non facciamo l’errore di sempre, quello di pensare che solo noi siamo i salvatori della Sardegna e solo noi vogliamo il bene della Sardegna. E ricordiamoci anche un'altra cosa, che sorprendendo tutti (me compreso) il movimento promotore del referendum sull’indipendenza ha raccolto più di 27.000 firme. 27.000 sardi che hanno firmato per essere indipendenti domani.
Sediamoci tutti insieme ad un tavolo, apriamo all’associazionismo, al popolo, a tutti quelli che vogliano veramente fare qualcosa per una Sardegna sovrana. Scriviamo queste basi ed organizziamo feste, incontri, dibattiti, proiezioni di documentari, quello che volete. L’importante è cogliere ogni occasione buona per sensibilizzare la gente su quanto sia importante prima di tutto una Sardegna più sovrana. Senza voler forzare nessuno, senza pensare che se qualcuno non è d’accordo è solo perché non capisce nulla o non è abbastanza sardo, rispettando naturalmente il sentimento di chi si sente italiano. Perché io, a dispetto di tutto, sui sardi sono fiducioso. E credo proprio che l’appetito di indipendenza gli verrà mangiando sovranità. Volete vedere che saremo noi allora a dire NO ai partiti italiani a cui sentir parlare della sovranità della Sardegna provoca lo stesso effetto di un'irritazione cutanea?

Muoviamoci, che al più tardi le elezioni saranno tra due anni e i sardi non hanno voglia di aspettare ancora o di farsi imbambolare da promesse che sanno già essere false. Proponiamoci noi come alternativa protagonista e credibile. Con fiducia, con coraggio, con responsabilità, con allegria e con entusiasmo.

Perché qui o si fa l’indipendentismo o si muore.

De Deximeputzu,  Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo Sardi.


martedì 6 marzo 2012

"POESIAS" - Se tu vorrai



Vorrai concedermi ora
di parlarti di te

Tu,
che sei  creatura complessa e fragile
di carne e miele, anima e fiele,
che ti aggiri nei pericolosi quanto affascinanti  meandri dell’amore,
ove incontri  pena ed  illusione, affetto ed ossessione.

Tu,
che per questo  ti sei spesso ritrovata a contemplare vanamente un uomo sbagliato
per un amore pur univoco,  con la speranzosa cecità di ciò che portavi dentro.

T’ho vista rincorrere farfalle irraggiungibili in giardini immaginari,
sfidare le onde per la smania di farti travolgere
e nonostante tutto t’ho lasciato fare, sicuro che all’illusione non ti saresti arresa.

Ora ti vedo qui,  piena di sogni e bramosa di certezze
e t’osservo, cercando di carpire ogni attimo di te,
del tuo profumo, del tuo sapore, della tua essenza, della tua fede
Intento a lenire le ferite col sale dolce del vero amore.

Eccomi, sono qui
e la cosa che mi solleva è che anche tu sei qui.

Non ti muovere, non fare un passo,
rimani così…
…sei il sogno che ho sempre inseguito…


Questa è una mia poesia che è stata pubblicata circa 2 anni fa in una raccolta che si chiama "La donna".

La pubblico sul mio blog in occasione dell'imminente Giornata Internazionale della donna, per festeggiarne le loro conquiste sociali e per ricordare a tutte che è un giorno in cui dovete sentirvi orgogliose per quelle lotte e per quelle conquiste.

E un pensiero va naturalmente a Rossella Urru, che spero possa festeggiare la conquista di un'altra libertà, spero in maniera definitiva. Da donna di mondo, nella sua terra di Sardegna.