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martedì 23 ottobre 2012

"Ospitadas". Alessandro Medda: Lo scandalo Biogas approda a Decimoputzu


Ed esplose come una bomba in quei giorni ancora stranamente caldi, quasi estivi, la notizia che i lavori per la costruzione di una centrale a biogas erano già in corso a Decimoputzu.
Fu la sorpresa più totale. Nessuno sapeva. Nessun avviso, nessun reclamo, nessuna notizia. O almeno così sembrò in quei giorni.
E soprattutto nacque subito nelle menti di tutti una domanda semplice quanto di difficile risposta: che cos’è una centrale a biogas?
Tenteremo in breve di far capire a chi ci sta leggendo ora di cosa si tratta.
Per biogas si intende una miscela di gas (a maggioranza metano dal 50% all’80%) ottenuta o attraverso la fermentazione spontanea in assenza di ossigeno delle biomasse o ottenuta attraverso la reazione chimica delle stesse mediante il calore. Il biogas poi, attraverso macchinari appositi, si trasforma in energia che viene poi immessa nella rete, quindi sul mercato.
Le biomasse non sono altro che gli scarti agricoli, industriali e reflui vari (a bassissima resa energetica), ma soprattutto prodotti agricoli di primo piano quali grano, mais e sorgo (ad altissima resa energetica).
Ora i problemi più importanti si pongono a diversi gradi.
  • Etico: degli alimenti primari che potrebbero essere destinati alle persone o agli animali vengono bruciate per produrre energia.
  • Ecologico: per alimentare una centrale come quella in costruzione a Decimoputzu di (quasi) un MW, servono mediamente un ettaro di terreno arabile al giorno, terreno tolto alla produzione di derrate alimentari ; i terreni coltivati a mais da biomassa vengono irrorati con dosi massicce di fertilizzanti (prodotti con l’energia del petrolio) e di pesticidi, provocando inquinamento del terreno stesso e delle falde acquifere sottostanti; la fermentazione dei vegetali e liquami provoca l’emissione di cattivi odori (la centrale sorge a soli 2 Km dal paese); esistono dei batteri termo-resistenti derivanti dalla fermentazione che provocano botulismo e tetano. Inoltre, alcuni ricercatori tedeschi affermano che l'epidemia di Escherichia Coli che colpì la Germania nell'estate del 2011 causando 18 morti potrebbe essere stata causata proprio dalla presenza di questo tipo di centrali.
  • Economico: produrre un kWh con questo sistema costa 22 centesimi mentre il prezzo dell’energia finita sul mercato è di appena 7 centesimi kWh; il mais utilizzato come biomassa sta seguendo l’andamento sempre crescente del prezzo del petrolio, cosicché gli allevatori si trovano ora in grandissima difficoltà nel comprare un alimento base per i loro allevamenti.
Allora dove sta il business? Semplice: in un disegno di legge europeo che equipara il biogas alle fonti di energia rinnovabile (solare, eolico etc.) e compensa questa produzione di energia con una tariffa incentivante onnicomprensiva di 28 centesimi a kWh per 15 anni, ossia quattro volte maggiore rispetto a quella di mercato.
Ecco svelato d’incanto l’arcano.
E d’incanto tutta la popolazione si è ritrovata a far i conti con delle problematiche impensate e sconosciute sino ad allora. O forse vista la scarsa partecipazione non è neanche così…
Fondamentale nella scoperta di questo scempio ambientale è stato Dexipuzzus.it, un blog locale che per primo ha documentato quanto stava accadendo (11 ottobre); dopo questa segnalazione si è subito formato un comitato spontaneo, NoBiogas Decimoputzu, che tramite il social network Facebook ha tentato di informare e sensibilizzare le persone su questo tema, ma soprattutto si è posto come obbiettivo quello di coordinare le varie correnti politiche e di pensiero, canalizzandole verso un unico NO compatto.
Logica conseguenza di questo movimento, è stato il sit-in organizzato il 15 ottobre presso i terreni (zona confinate tra Decimoputzu e Villasor, chiamata Terramaini) in cui i lavori di costruzione della centrale andavano avanti a pieno regime. In questa riunione hanno partecipato vari attori, tutti protagonisti principali di una commedia tipicamente italiana.
Il sindaco Ferruccio Collu, arrivato dopo infinite telefonate da parte dei presenti, subito ha tenuto a precisare che il Comune di Decimoputzu nulla poteva fare contro un'ordinanza della Comunità europea e che lui per primo era contrario a tutta questa vicenda. In pratica ha sostenuto con forza la tesi secondo cui i comuni sono scavalcati da questa normativa, e l’unica cosa che si sarebbe potuta fare era trovare qualche cavillo burocratico per fermare i lavori. A noi invece risulta che l’atto era depositato in comune da Gennaio e che ci sarebbero stati 20 giorni di tempo per ricorrere in appello; si sarebbe quindi potuto incaricare un esperto, che sicuramente avrebbe redatto una relazione con parere negativo per l’impatto ambientale , poi da li con questa relazione si sarebbero potuti bloccare i lavori. Inoltre informando ed allertando tempestivamente la popolazione su quanto stava accadendo, si sarebbe subito creato un fronte unito contro la costruzione della centrale. Invece…
Il sig. Giancarlo Nocera , rappresentante legale della società milanese costruttrice , l’Agrifera , intanto con grande tranquillità snocciolava dati abbastanza contraddittori per quanto riguarda inquinamento e occupazione che darebbe tale impianto. In particolare insisteva sul fatto che c’erano tutte le autorizzazioni necessarie per l’inizio dei lavori, e sosteneva pure che a differenza di altri comuni, quello di Decimoputzu non aveva voluto in cambio nulla. Di solito i centri che subiscono danni da questo tipo di eventi chiedono una rivalsa, ossia la costruzione di un parco, o di altre strutture utili alla popolazione. Un po’ come dire: sporco però in cambio vi do qualcosina in cambio per farvi fessi e contenti. E invece noi putzesi, storicamente magnanimi con i forestieri, non abbiamo chiesto manco quello.
Alcuni consiglieri dell’opposizione, come Luca Marongiu e Luigi Mereu, intanto chiedevano delucidazioni al sindaco e al signor Nocera: anche per loro , pur essendo consiglieri dell’opposizione e quindi avvezzi a frequentare il comune e i relativi consigli comunali, la scoperta della maxi-costruzione era un'assoluta novità. Un fulmine a ciel sereno.
Il tutto contornato da una cinquantina di persone nervose ed impazienti di avere risposte. In pratica, chi sapeva non ha parlato ed ora se non ci sarà una vera mobilitazione il destino è segnato.
Primo successo è stato la richiesta e la conseguente approvazione di un consiglio comunale straordinario aperto alla popolazione. In attesa di questo atteso evento, qualche considerazione possiamo farla.
Francamente, un tema così complesso avrebbe meritato un attenzione ed un informazione diversa: è mancata trasparenza a più livelli.
Ma quel che è peggio è la risposta che hanno dato i cittadini. Pensiamo che quanto stia avvenendo a Decimoputzu non sia altro che un microcosmo, una mini proiezione di ciò che avviene in tutt’Italia. La mancanza di partecipazione e collaborazione, l’apatia nell’informarsi e nel combattere un qualsiasi sopruso, la noncuranza di ciò che ci circonda, l’arrendevolezza verso fatti che sembrano ineluttabili ma forse non lo sono: tutte caratteristiche attuali che rappresentano un regresso culturale, sociale ed economico nella nostra civiltà moderna. Sembra quasi una popolazione lobotomizzata e allo sbando, annientata e ormai succube del sistema marcio e corrotto che ci circonda.
Ma la reazione non può essere in alcun modo l’accondiscendenza ad un sistema iniquo del non fare e subire, ma al contrario la soluzione risiede nell’impegnarsi alla res publica, nell’informarsi sempre e comunque per esser ancora più consci dei propri doveri e diritti.
In attesa di un cambiamento rimane la speranza che un vento nuovo, che non sappia di biogas, spiri anche da queste parti.  

martedì 14 febbraio 2012

Storica sentenza "Eternit". Applicazione anche in Sardegna?

La sentenza “Eternit”  si può definire sentenza storica.

La condanna a 16 anni di carcere dei due manager  Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne, ex vertici dell’azienda, per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche  potrebbe infatti segnare un crocevia nell’annosa questione del binomio industrializzazione scriteriata-problemi di salute.

Dopo circa trent’anni di lotte, si arriva alla conclusione che sia stato l’amianto a provocare migliaia di morti, anche tra la popolazione non legata alla stessa produzione.  C’è però il WWF che nel suo comunicato di soddisfazione avverte anche che il picco di morti da amianto ci sarà tra il 2015-2020.


Una vittoria per i familiari che non solo hanno denunciato il fatto, ma che non si sono mai tirati indietro e non hanno fatto cadere tutto nel silenzio, tenendo alta l’attenzione sulla questione. Una vittoria che comunque non potrà riportare indietro i loro cari defunti e non potrà evitare il pericolo dell’avviso lanciato dal WWF.


Sentenza storica che potrebbe trovare applicazione anche per la Sardegna? Spero proprio di sì.


Non bisogna infatti lasciar cadere il silenzio sulle analisi condotte dai veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei, che dicono chiaramente che “il 65% dei pastori che lavora a Quirra si è ammalato di leucemia, ed esiste una correlazione tra questi tumori e gli agnelli nati deformi negli ovili del territorio. “ E non bisogna far passare nemmeno troppo tempo perché, paradossalmente, mentre ai pastori della zona è ancora vietato far pascolare il proprio bestiame nelle aree sequestrate, le esercitazioni e le altre attività del poligono hanno ripreso indisturbate a sfamare lo Stato italiano con i soldi dell’affitto a compagnie estere.

Non bisogna lasciar cadere il silenzio sull’analisi di Greenpeace che colloca la Sardegna in cima alla lista delle Regioni d’Italia più inquinate, con ben 445 mila ettari contaminati. Siti industriali dismessi, miniere dismesse, mari inquinati.


Occorre sensibilizzare la popolazione prima delle istituzioni sull’impellente bisogno di istituire un “registro tumori”, una sorta di istituto di monitorizzazione capillare del sorgere di patologie particolari, come tumori al sistema emo-linfatico tipiche delle zone di guerra, come possono essere leucemie, linfoma Hodgkin e Non Hodgkin.

E chiunque oggi può guardare su Youtube il primo episodio di “Oil” di Massimiliano Mazzotta (http://www.youtube.com/watch?v=X1CR1__FjmI&feature=related), documentario sulla SARAS che fu inizialmente bandito con una battaglia giudiziaria dei Moratti nei confronti dello stesso regista, che comunque ne uscì illeso ed innocente. In questo documentario potrete trovare spunti di riflessione interessanti per quantificare il reale livello di inquinamento di una delle raffinerie più grandi d’Europa.

Porto Torres, Portovesme, Ottana, Machiareddu, Sarroch, Teulada, Quirra, Capo Frasca, Decimomannu: sono esempi di industria pesante, privata e di Stato,  e servitù militari dislocate in Sardegna per il totale del 60% delle servitù militari italiane.

Non facciamo cadere il silenzio sulle questioni ambientali, magari facendoci distrarre dalle beghe finanziarie di Italia ed Europa.

Pretendiamo come popolo che le aziende come ALCOA che vanno via e che lasciano dietro di sé depressione territoriale e personale eseguano le bonifiche e le riconversioni dei siti. Le lotte degli operai Rockwool insegnano, in questo senso, che lottare per il proprio lavoro ed intelligentemente per il proprio ambiente serve a qualcosa, anzi, è di vitale importanza per la collettività (http://www.youtube.com/watch?v=_S1BuOM4k1w&feature=share).

Teniamo sempre bene a mente che un popolo che vive in un ambiente malsano è un popolo destinato a scomparire prima biologicamente e poi fisicamente.


De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo sardi


giovedì 22 settembre 2011

Tra le poche Nazioni al mondo a non avere debito: come spendere i 10 miliardi che ci deve l'Italia

Bentornati nel mio blog e, permettetemelo, bentornato pure a me che torno a scrivere.
L’estate è finita, il caldo invece comincia ora. In un panorama di crisi mondiale, in cui la stessa Italia rischia il fallimento, la Sardegna è tra le poche nazioni al mondo a non avere debiti.  "Come", direte voi, "la Sardegna fa parte dell’Italia, se affonda l’Italia affonda pure la Sardegna!" Ragionamento più che lecito, non fosse che l’Italia ha un debito nei confronti della Sardegna di circa 10 miliardi di Euro. Sì, avete letto bene, 10 MILIARDI DI EURO. Che sono a rigor di logica soldi che mancano ai nostri servizi in termini di trasporti, istruzione, vigilanza ambientale, potenziamento della rete turistica, promozione del territorio.
Ci fosse una classe politica sarda degna di questo nome chiederebbe indietro questi soldi perché saprebbe già come investirli. Abbiamo invece una classe politica che solo ora che la Sardegna affonda riscopre i diritti che già avevamo come Regione Autonoma a Statuto Speciale, che vorrebbe mostrarsi ora meno italo-centrica, con al primo posto gli interessi della Sardegna e dei sardi, alcune volte anche con lotte populiste di facciata, ma che al primo rimprovero del padrone romano o milanese, pinniccanta sa coa in mesu a is cambasa e torranta a si cucciai (mettono la coda tra le gambe e tornano a cuccia).
Ci fosse una classe politica sarda sarei il primo a pretendere indietro questi soldi, in un panorama come quello attuale. Ma hanno dimostrato anche poco tempo fa di non sapere come spendere i soldi, neanche in termini di promozione del territorio che, lasciatemi dire, in Sardegna sarebbe una delle cose più semplici da fare, è tutto servito su piatto di platino, non d’argento. Invece anche dei fondi europei che erano lì pronti da spendere sono volati via, tornati in Europa e senza ricevuta di ritorno perché non sono stati spesi nel tempo stabilito, come se in Sardegna non ci fosse nulla da fare, fosse tutto a posto, come se ci volesse un genio della politica per capire che quei fondi, se non utilizzati per quello scopo per carenza di idee, si sarebbero dovuti destinare ad altri scopi in un giochino di bilancio che saprebbe fare anche il più stupido dei ragionieri, per non dire anche Tremonti.
Dicevo che si sentono in diritto di reclamare l’autonomia ora che la Sardegna è in fiamme (e non solo metaforicamente parlando), ora che circa 80.000 aziende sono sull’orlo del fallimento, ora che Equitalia sta mietendo vittime  tra la popolazione sarda (anche nel vero senso della parola, 7 suicidi), ora che anche la Keller licenzia e manda in cassintegrazione i propri operai per una commessa ritirata da TrenITALIA da 16 milioni di euro, buttano fuori di casa gli agricoltori che non hanno pagato i debiti donati dalla famosa legge incostituzionale 44/88. Ci buttano nella disperazione per renderci popolo facile. Non mi piace parlare di queste cose, recriminare non fa parte del mio modo di vedere le cose, ma chi no est tirannia custa (se non è questa la tirannia)!

E allora questi 10 miliardi come andrebbero reinvestiti, se li avessimo indietro?

La priorità ora come ora sarebbero le politiche di Welfare, in quanto questa situazione ha buttato sulla soglia della povertà tante, troppe persone. Una politica di sostegno e di sviluppo allo stesso tempo sarebbe l’ideale. Il sostegno alle politiche agropastorali, settori trainanti della nostra isola, sarebbero da attuare prima di subito, per far ripartire tutto il comparto e permettergli di svilupparsi e ammodernarsi, in modo da essere competitivo sui mercati internazionali con un’adeguata promozione (che non è certo il meeting di Comunione e Liberazione cui la Regione ha partecipato con 100.000 Euro di contributo, il massimo donabile).

Il potenziamento della rete stradale, a partire dal tanto agognato completamento della Sassari-Olbia, per poi andare a raddrizzare l’Orientale Sarda per far sì che la costa est sia fruibile da tutti e non solo da quelli con lo stomaco forte. Il completamento dei lavori nella 131, e tutti comprensivi di un soddisfacente arredo stradale e indicazioni turistiche CHIARE.

Potenziamento della già avviata flotta sarda, per andare contro al cartello che quest’anno ha contribuito alla debacle del turismo.


Il potenziamento dell’industria della ricettività tutta, a partire da alberghi per arrivare, potendo, a is tzillerisi (i vecchi baretti dello sport). Anche qui ci hanno messo in condizione di approfittare del turista che viene per spennarlo, in molti casi. Puntare ad un bilanciamento tra qualità e quantità non sarebbe male, ponendo una classifica delle strutture ricettive e magari mettendo un tetto al prezziario. Corsi di aggiornamento sulla cucina, corsi di ospitalità (che noi comunque abbiamo nel sangue, e questo non me lo toglie nessuno dalla testa), corsi di lingue straniere e poi ripeto, in base a tutto questo, classificare le strutture. Nuove strutture in linea con l’ambiente, ecosostenibili e possibilmente alimentate da fonti di energia rinnovabile anch’essa in linea con l’ambiente.

Vigilanza ambientale: fosse per me, metterei un vigile per chilometro quadro di spiaggia, affinché chi non è educato per natura lo diventi per forza con multe salate anche per un solo mozzicone lasciato in spiaggia. La rete antincendio: 2 Canadair non sono sufficienti, è assolutamente dimostrato da quest’anno e dall’estate 2009 soprattutto, ettari su ettari di Sardegna bruciata, anche grazie al fatto che spesso vanno a spegnere fuochi in Italia e qui ne approfittano.

Dell’istruzione ho già parlato in un altro post ( http://inlibertade.blogspot.com/2011/06/mancata-educazione-alla-sardita-come.html).

Sono alcune delle proposte mie e di molti altri indipendentisti. Saremo tutti sprovveduti o c’è qualcosa dietro queste persone classificate come leghiste, populiste, casiniste, demagoghe, violente, centu concas e centu berrittas, pocos locos y malunidos?

Grazie dell’attenzione e a s’intendi luegus (ci sentiamo in seguito).