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sabato 19 maggio 2012

Qui o si fa l’indipendentismo o si muore!

Ebbene sì, le elezioni regionali sono oramai alle porte. Saranno al più tardi tra due anni, appunto per questo sono alle porte. E lo dimostrano gli ultimi fatti come i referendum che hanno chiamato “anti-casta”, come la mozione in Consiglio di un po’ di tempo fa con la quale ci si chiedeva se a noi sardi conviene la permanenza nello Stato italiano e lo dimostra la messa in mora dello stesso Stato da parte del Governatore che non governa, il Ragionier Cappellazzi Ugo.


Quando sento dire da persone che reputo intelligenti che “l’unico che adesso sta facendo qualcosa, che adesso sta parlando per abolire i costi della politica è Cappellacci”, mi si rizzano tutti i peli. Pensare che ci sia ancora chi crede in personaggi del genere che nell’arco di tre anni non hanno fatto altro che peggiorare le cose mi infastidisce proprio.

Per questo mi piace sottolineare che questa gente qui, tutta questa gente, da destra a sinistra passando per il centro, da su a giù, vuole rifarsi una verginità e cerca di ricostruire la propria credibilità politica. Una credibilità che verrebbe abbattuta totalmente se solo si riflettesse sulla storia sarda degli ultimi sessant’anni, senza andare troppo lontano.

Non è un caso che tutti stiano ora cavalcando il nuovo “vento sovranista”, in cui ci sono cose che gli indipendentisti dicono da almeno 30 anni, dalle servitù militari alla vertenza entrate, dal fallimentare piano di rinascita sino ad arrivare ai giorni nostri, al braccio armato dello Stato, Equitalia. Sentir parlare di “Nazione Sarda”, di “Popolo Sardo”, di rispetto dei diritti dei sardi e di altre cose del genere va ad offendere l’intelligenza di qualsiasi individuo si renda conto dei disastri combinati da questa gente. Per dirne una: gli indipendentisti nel 2004 chiesero conto all’allora Governatore Renato Soru  (anche detto “l’eroe sardo”) dell’ammanco di  10 miliardi di tributi nelle casse della Regione Sardegna. Soldi dei nostri tributi che sarebbero dovuti tornare dallo Stato italiano, secondo l’art. 8 del nostro Statuto (legge del medesimo Stato). Bene, l’eroe nazionale Renatino nostro si prende in carico questo fatto qui, va dall’allora Governo “amico” Prodi e BARATTA i nostri soldi ottenendone la metà. Bene, bravo, ha BARATTATO metà dei nostri soldi ma almeno ha ottenuto qualcosa. Ha addirittura riscritto l’art. 8 che ci attribuisce ancora maggiori “rimborsi” dei nostri tributi. Peccato che lo stesso accordo prevedeva che noi ci accollassimo anche le spese di Sanità e Trasporti, tra le spese più alte in Sardegna. E peccato che quell’accordo sia stato disatteso dallo Stato italiano e che quei soldi, già messi a bilancio, siano venuti a mancare ancora. Doppia beffa, quindi. Non solo non ci restituiscono i soldi, ma abbiamo anche spese in più. Nel frattempo cambia il Governatore e subentra il Ragionier Cappellazzi Ugo che in qualche modo doveva riempire quell’ammanco di bilancio. Ma lui essendo un commercialista escogita la genialata: ricorre ai mutui! Mica scemo, eh? Quindi tripla beffa: soldi che non ci restituiscono, spese in più attribuiteci e il pagamento degli interessi su quei mutui! Chiusa parentesi.

I risultati non definitivi dello studio condotto dalle Università di Cagliari e di Edimburgo ci dicono chiaramente che il 40% dei sardi vorrebbe la Sardegna indipendente  e che un altro 48% vorrebbe maggior sovranità della Sardegna (http://www.facebook.com/photo.php?fbid=387097274669113&set=a.353111471401027.84083.100001065325934&type=3&theater).  Ed è uno studio fatto tramite un questionario compilato da più di 6.000 persone, quindi mi sa proprio che è attendibile.

Ci sono dei movimenti  indipendentisti che oggi cercano le alleanze del domani. Io vorrei proporre solo una cosa, come dico da tempo: iniziamo ad incontrarci, a sederci assieme, a discutere. Portiamo avanti la Carta di Convergenza indipendentista che ha già dietro il lavoro di un anno, prendiamola come punto di inizio per la costruzione di una Domu Soberanista in cui trovino accoglienza tutti quei sardi che hanno bisogno di vedere la loro terra più sovrana, più responsabile, che possa gioire dei propri successi e riflettere sulle proprie sconfitte.  Apriamo anche ai movimenti fortemente sovranisti, non facciamo l’errore di sempre, quello di pensare che solo noi siamo i salvatori della Sardegna e solo noi vogliamo il bene della Sardegna. E ricordiamoci anche un'altra cosa, che sorprendendo tutti (me compreso) il movimento promotore del referendum sull’indipendenza ha raccolto più di 27.000 firme. 27.000 sardi che hanno firmato per essere indipendenti domani.
Sediamoci tutti insieme ad un tavolo, apriamo all’associazionismo, al popolo, a tutti quelli che vogliano veramente fare qualcosa per una Sardegna sovrana. Scriviamo queste basi ed organizziamo feste, incontri, dibattiti, proiezioni di documentari, quello che volete. L’importante è cogliere ogni occasione buona per sensibilizzare la gente su quanto sia importante prima di tutto una Sardegna più sovrana. Senza voler forzare nessuno, senza pensare che se qualcuno non è d’accordo è solo perché non capisce nulla o non è abbastanza sardo, rispettando naturalmente il sentimento di chi si sente italiano. Perché io, a dispetto di tutto, sui sardi sono fiducioso. E credo proprio che l’appetito di indipendenza gli verrà mangiando sovranità. Volete vedere che saremo noi allora a dire NO ai partiti italiani a cui sentir parlare della sovranità della Sardegna provoca lo stesso effetto di un'irritazione cutanea?

Muoviamoci, che al più tardi le elezioni saranno tra due anni e i sardi non hanno voglia di aspettare ancora o di farsi imbambolare da promesse che sanno già essere false. Proponiamoci noi come alternativa protagonista e credibile. Con fiducia, con coraggio, con responsabilità, con allegria e con entusiasmo.

Perché qui o si fa l’indipendentismo o si muore.

De Deximeputzu,  Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo Sardi.


domenica 19 febbraio 2012

Sardegna24, Bellu e il concetto di libertà d'infotmazione

Di recente è venuto a mancare all'affetto delle edicole sarde il quotidiano Sardegna24.

Quello che nasceva come quotidiano nuovo, quello che da tutti (gli interessati e, detto a sa sadra, gli interessosi) veniva proclamato come una ventata d’aria fresca pronto a mettersi in mezzo e a contrastare il duopolio L’Unione Sarda – La Nuova Sardegna, il giornale che doveva essere puro, duro e crudo e che doveva essere d’inchiesta. Bene:  uscito il primo di luglio del 2011,  l’ultimo numero ha calcato le edicole il 29 gennaio 2012, dopo varie vicissitudini.


Le stesse documentate dal Direttore del fu Sardegna24 Giovanni Maria Bellu in occasione della presentazione di “Asibiri”, che non s’è capito ancora cosa sia ora e cosa sarà in futuro. Forse un covo di scrittori di sinistra, di quegli intellettuali che scrivono più per autoreferenzialità che per informare? O forse, finalmente, un quotidiano (o un periodico) di giornalisti che fanno i giornalisti? Non si sa, ma io continuo a sperare.


Bene, Bellu in occasione dell’incontro spiega nei dettagli la breve storia e il declino di Sardegna24, spiegando i vari passaggi dalla nascita all’incidente, dalla rianimazione al coma per finire con la sopraggiunta morte. E finalmente conferma anche quello che tutti sapevano ma che nessuno diceva: Sardegna24 è stata un’idea di Renato Soru, ex Presidente della Regione Sardegna e attuale Consigliere Regionale del Partito Democratico. Sardegna24 era un progetto editoriale che doveva prevedere, oltre il cartaceo, un sito internet, una radio e poi in futuro una televisione. Doveva diventare, a mio modo di vedere, uno scudo, un’arma di difesa ma anche un’arma di contrattacco alla pseudo-informazione fatta più volte dalle componenti del duopolio citato inizialmente.


Si è parlato molto di informazione, dei vari modi di informare, un po’ di metodo, qualche frase ad effetto di Concita De Gregorio (che fu condirettrice insieme allo stesso Bellu dell’Unità, di proprietà di Renato Soru) e ancora gli interventi di vari giornalisti e di altre persone che scrivevano su Sardegna24.

Una cosa mi ha fatto riflettere sul concetto di informazione libera: che viene scambiato con un altro concetto, quello della pluralità d’informazione.


Il  deceduto berlusconismo ha avuto come risultato, tra le altre cose, di confondere questi due concetti. Mi spiego meglio: Berlusconi ha due giornali, uno di proprietà diretta ed uno del fratello, più almeno un altro paio che in questi anni ne hanno tessuto le lodi, decantato la magnificenza di ogni suo piccolo movimento, attaccato i nemici politici. E tutto questo nemmeno troppo velatamente. Quindi ha fatto sì che il concetto di libertà d’informazione fosse attaccare Berlusconi e il clan dei berluscones e tutto quello che ruotava attorno a lui, attorno agli alleati politici, attorno alla sua famiglia ed anche attorno alle sue parti intime.


Questa si può chiamare informazione libera? Io credo proprio di no.


Questa è battaglia tra clan, tra famiglie diverse. Questi sono due colpi di fucile a pallettoni in risposta alle fucilate del vicino d’ovile. Questa è merda lanciata addosso in risposta ad altra merda che t’è piovuta addosso.


Scriveva Bellu nell’editoriale di presentazione del giornale: “Li ho visti, in queste settimane, mentre formavo la redazione di Sardegna24: decine e decine di curricula stellari, studi di eccellenza nelle migliori università del mondo, ed esperienze lavorative misere segnate da retribuzioni modeste e precarie. Il nostro futuro umiliato a favore degli amici degli amici, dei raccomandati, dei furbi. Rilevi che un tempo, quando sei partito, per lo meno agivano di nascosto, si vergognavano. Oggi, invece, quasi rivendicano come un valore la loro cialtroneria e la loro amoralità.
Sembra dire che Sardegna24 stia nascendo per contrastare qualcosa, per fare un dispetto all’avversario politico dell’editore e non semplicemente per dare notizie, ma per dare notizie che smentiscano, perculino o danneggino in qualche modo il vile impostore.
E poi ancora, sempre dal primo editoriale di Bellu: “Non esiste il giornalismo obiettivo. Esiste il giornalismo onesto. E' la più importante tra le cose che ho imparato da Eugenio Scalfari quando, più di vent'anni fa, andai a lavorare a Repubblica. Non esiste il giornalismo asettico, esiste il giornalismo che offre un punto di vista sul mondo, come abbiamo tentato di fare in questi ultimi anni con Concita De Gregorio a l'Unità. Esiste solo il giornalismo che riferisce la verità sostanziale dei fatti, senza travisamenti e senza censure. 


Come sarebbe a dire che non esiste il giornalismo obiettivo? Non solo il giornalismo obiettivo deve esistere, ma trovo di fondamentale importanza l’esistenza del giornalismo obiettivo. Giornalismo obiettivo è uguale ad informazione libera. Né più, né meno.


O sono solo io che, pur non essendo giornalista, prima di scrivere qualcosa vado a fare ricerche di dati, di fatti, di conti economici, di articoli di legge etc., per dare a chi mi legge dei punti di riferimento OBIETTIVI e non parziali?


Devo forse pensare che l’informazione libera sia nascondere le magagne di uno e mettere in risalto, sbattendole in prima pagina, le magagne e le malefatte dell’altro?
No Direttore Bellu, mi permetta: questa non solo non è informazione libera ed obiettiva, questa è informazione PARZIALE. E’ pluralità di informazione, certo, ma non informazione libera. L’informazione libera è un’altra cosa. L’informazione libera è quella che non ha padroni in politica, né in altri campi. L’informazione libera, come dice lo stesso Bellu, è semplicemente l’informazione che informa. A 360°.


L'informazione oggi ha davvero bisogno di essere libera, apartitica, democratica e deve riportare così notizie anche scomode.

Io scrivo spesso delle varie situazioni sarde nel mio blog, riporto punti di vista diversi, molto impopolari a volte, cerco umilmente di dare spunti di riflessione. Non sono tra quei blogger sardi che non fanno altro che rappresentare una Sardegna che si piange addosso, vittima e Madre dolorante, figlia di uno Stato che non la vuole. No, io no.

Io sono tra quei blogger che sogna una Sardegna diversa, sovrana, responsabile, artefice del proprio successo con la complicità di tutti i sardi, nessuno escluso. Sono tra quei blogger che dice "Basta" alle passeggiate recriminatorie fino ai palazzi romani o per le vie di Cagliari. Che dice "Basta" alla facile demagogia strappa-lacrime o al becero populismo di stampo leghista.

Ci tengo a dare un'immagine diversa della Sardegna e dei sardi.

Tengo a precisare che non faccio parte di nessun partito o movimento e col mio blog non guadagno nulla. Non ho quindi nessun tornaconto economico o politico e quindi nessun particolare interesse, se non quelli che ho scritto prima.

Sono indipendentista, eppure se ci s’addentra un attimo nel mio blog si trova facilmente qualcosa che va contro l’attuale area indipendentista.


Io posso definirmi libero e senza padroni. Come dovrebbero potersi definire liberi  e senza padroni tutti quelli che si occupano di informare.
Indro Montanelli, quando Berlusconi passò alla guida de “Il Giornale” gli disse chiaro e tondo questa frase: “Tu sei il proprietario, io sono il padrone almeno fino a che rimango direttore.”. 


E ancora: “ Io veramente la vocazione del servitore non ce l'ho”. E quando Berlusconi scese in campo, cercò di imporre a “Il Giornale” ed allo stesso Montanelli la sua linea politica. Montanelli, in tutta risposta, lasciò la direzione.

Ecco, quello della libertà dal padrone dovrebbe essere un dogma per chiunque voglia fare il giornalista o che si accinga ad assumere la direzione di un giornale.


Perché, come diceva lo stesso Montanelli, “l’unico padrone del mio giornale, oltre me, è il lettore.”



De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo sardi (e informati)


sabato 11 febbraio 2012

"La Sardegna deve tornare a sorridere". Tranquillo Ugo, lo stai facendo bene!

“La Sardegna deve tornare a sorridere”, diceva lo slogan della campagna elettorale di un candidato alla guida della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. Per chi non lo sapesse, Ugo Cappellacci è attualmente il Presidente della Regione Sardegna. Di che partito non si sa, perché ha restituito la tessera del PDL. Attualmente quindi abbiamo un Presidente della Regione senza partito.

“La Sardegna deve tornare a sorridere”: mai miglior slogan si prestò all’interpretazione. Perché dietro questo slogan campeggiava il simbolo del PDL con sotto la scritta “BERLUSCONI PRESIDENTE”. Quindi vedendoli sul palco tutti e due, Ugo e Silvio, quale migliore slogan poteva esserci, se non “La Sardegna deve tornare a sorridere”?

Ed in effetti ci hanno fatto sorridere. Ci ha fatto sorridere la telefonata del frottolaio magico all’amico Putin durante la campagna elettorale, telefonata che doveva risolvere la vicenda del polo industriale di Portovesme. In quel momento sapeva già che ALCOA in Sardegna era agonizzante e che presto sarebbe morta, senza telefonate di sorta che potessero risolvere qualcosa.

 Abbiamo sorriso in tanti e  tanti hanno spalancato la bocca increduli. Molti invece, spinti dalla disperazione, hanno baciato la mano e hanno continuato a credere alle frottole ad effetto del nano di Arcore, che posizionando il figlioccio alla guida della RAS avrebbe risolto tutto. Magari questo nuovo Napoleone non avrebbe risolto tutto, ma almeno Bonaparte.

Ci ha fatto sorridere il Cappellazzi Ragionier Ugo quando si sentì tradito dal “Governo amico” per il furto della Tirrenia perpetrato dal suo stesso padrino, quello di cui in campagna elettorale portava il nome sul simbolo e sulla bocca, quello di cui è stato commercialista e che avrà aiutato a fare dei giochetti di bilancio, anche se non possiamo esserne sicuri, ha strappato la tessera del suo partito: il coro unanime dei vertici pidiellini fu “Esticazzi?”. Ancora a credere che ci siano governi centrali amici o nemici, questi qui. “Governo amico”, come era amico il Governo Prodi che avrebbe dovuto renderci i soldi della “vertenza entrate” (barattati senza autorizzazione e senza diritto dal fu Governatore Renatino Soru).

 Ci fa sorridere quando parla di “riforma dell’articolo 9 dello Statuto”, quando se c’è una cosa del nostro Statuto che non deve essere toccata, poiché è uno dei pilastri portanti della nostra sovranità economica, è proprio l’art. 9. Pensi a farlo rispettare così com’è, piuttosto.

L’ultimo “sorriso” è di questi giorni: ''iniziamo non soltanto a pensare come popolo ma ad essere popolo. Iniziamo non soltanto a pensare da nazione ma ad essere nazione. Iniziamo non soltanto a parlare di unità ma ad essere uniti''. Frase ad effetto da vero sardical-chic. Il Presidente Governatore in the station for the nation really sensation che parla di “Nazione Sarda”, di “Popolo Sardo”. Bene, bravo, bis urlerebbero certi indipendentisti che, non avendo le competenze adatte per far politica, dominati dall’insicurezza del proprio essere, si appigliano al Soru o Cappellacci di turno affinché accolga le proprie istanze.

Io no.

Io dico ancora, come sostenni in un altro mio post, che questa classe politica si accorge solo ora che la Sardegna è in fiamme del bisogno di sovranità che ha questa terra, del bisogno che ha questa terra dei 10 miliardi o giù di lì della “vertenza entrate”, del bisogno che ha di una classe politica seria ed autorevole, del bisogno che ha questa terra di uscire fuori dallo schema clientelare del bipolarismo all’italiana. E questo dovrebbero sostenerlo sia gli indipendentisti che quelli che di indipendenza non vorrebbero nemmeno sentir parlare. Non parliamo di indipendenza allora, parliamo di termini meno forti: sovranità, autodeterminazione, responsabilità.

Anche quelli che indipendentisti non sono devono rendersi conto, magari anche egoisticamente, che abitano in Sardegna prima di tutto. Che questa terra ha bisogno della propria sovranità per far sì che episodi come la “vertenza entrate” non si ripetano. Perché se noi continuassimo a far incassare i nostri tributi all’Agenzia delle Entrate italiana, nella situazione in cui vaga adesso lo Stato italiano, continuerebbero  a non riconoscerceli  e quindi a non ridistribuirceli come da Articolo 8 dello Statuto. Perché se viene meno questo diritto  viene meno il diritto all’autodeterminazione. E questo riguarda anche i non indipendentisti, quelli che chiedono alla Sardegna di essere maggiormente artefice del proprio destino, di “gravare” meno sul loro Stato (come fossimo noi a “gravare” sullo Stato e non il contrario). Di prendersi le proprie responsabilità. Ben vengano le responsabilità, ben venga l’autoderminazione  e sia fatta la nostra sovranità.

Per tornare al Governatore che non governa,  Cappellacci credo abbia paura di Maninchedda e del Partito Sardo d’Azione, che in questi tre anni di Governo non ha mai fatto mancare i propri malumori, che adesso si sollevano sempre più (senza però staccargli la spina, mah!). E poco importa se recita la sua tragedia pseudo-indipendentista  proprio al ritorno dal vertice col Governo italiano in cui “ha aperto tavoli di trattativa con lo Stato”, se lo fa di ritorno dall’ennesimo trasporto a Roma dell’ennesima croce sarda. E’ solo un altro paradosso del Presidente Cappellacci.

Ma lo fa per rimanere in linea con la sua campagna elettorale e tornare a farci sorridere.

Mestamente, di gusto.


De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo sardi


venerdì 20 gennaio 2012

Quanto produce la Sardegna? E quanto costa?

Qualche giorno fa avevo intenzione di scrivere sull’iniziativa solitaria del Movimento PAR.I.S. Malu Entu, che inizia a raccogliere le firme per il Referendum sull’indipendenza, ma sono bastati pochissimi giorni per abbandonare la reazione “di pancia” e tornare a quella “di testa” e quindi capire che non val la pena di dare spazio ad iniziative del genere,  poiché è preferibile parlare di cose serie e costruttive.

Stamane ero presente al seminario del Comitato “Fiocco Verde” (http://fioccoverde.net/), che da poco tempo ha iniziato una raccolta firme per una proposta di legge che, se approvata, sarebbe il primo passo per il raggiungimento di una sovranità fiscale della Sardegna. Presenti, oltre a Franciscu Sedda, Presidente del comitato e che ha introdotto la discussione , anche il Presidente della Commissione Autonomia e Consigliere Regionale del Psd’Az Paolo Maninchedda, l’ex Presidente della Regione e Consigliere Regionale del PD Renato Soru e il Deputato del PDL Bruno Murgia.

Il seminario si proponeva di spiegare le ragioni del Comitato “Fiocco Verde” e di sentire dalle varie parti i pro e i contro di questa proposta di legge, che punta a risolvere la famosa (o famigerata) vertenza entrate e all’applicazione dell’art. 9 del nostro Statuto Autonomo, che ci autorizzerebbe di fatto a costituire un’Agenzia delle Entrate della Regione Sardegna, ed al conseguente rispetto dell’art.8, che indica tutte le quote tributarie spettanti alla Regione stessa. In breve: attualmente i nostri tributi sono riscossi dall’Agenzia delle Entrate che poi secondo quello che dice il già citato art. 8 dovrebbero essere in gran parte restituiti, ma che di fatto non ci vengono restituiti o per cui non vengono rispettate le quote, per una cosa o per l’altra. Un percorso inverso praticamente che ha portato al verificarsi della vertenza entrate. Soldi nostri  che si sarebbero dovuti utilizzare qui ma che invece sono utilizzati per chissà cosa. L’applicazione dell’art. 9 eviterebbe questo iter, dandoci modo di riscuotere per conto nostro i tributi e versare poi le spettanze allo Stato italiano.

La domanda che è venuta fuori durante il dibattito è la seguente: se pure venisse istituita l’Agenzia delle Entrate della Regione e la Regione fosse in seguito portata ad autogestirsi ed auto-sostenersi,  questi soldi basterebbero? La Regione Sardegna produce più o meno di quanto consuma?

Paolo Maninchedda nel corso del suo discorso ha dichiarato che in questo senso non esiste un vero e proprio studio storico, un censimento della produzione della Sardegna e di quelli che sono e che sono stati i costi, ma si è detto ottimista.

Renato Soru inizia il discorso precisando di non essere indipendentista e di sentirsi italiano e sardo(ma questo lo sapevamo). Continua poi dando per certo che la Sardegna produce molto meno di quello che consuma, in termini di costi. La sua soluzione sarebbe o che la Sardegna producesse di più o, in alternativa ovvia, che si rivedessero i costi di gestione della cosa pubblica.

Non me ne vogliano i Pidiellini, ma Murgia non l'ho sentito perché c'era un amico che m'aspettava fuori.

Bene, io non so di certo chi abbia ragione o che carte abbia il Renatino per dichiarare ciò, ma è sembrato estremamente convinto di ciò che diceva. Ma m’è sembrato convinto pure Maninchedda!

Per quanto mi riguarda, non ho capito se il  Comitato “Fiocco Verde” già lo propone nella legge, ma credo che sarebbe opportuna un’organizzazione che si occupi di sviluppare in maniera capillare una rete atta ad esaminare e censire produzione e costi, in modo da fare un bilancio storico se non precisissimo, perlomeno molto attendibile e applicare tagli dei costi superflui (tipo lavori pubblici o consulenze esterne affidate ad amici o compari) e attingere da dove si vuole per le misure dello sviluppo turistico ed infrastrutturale della nostra isola, in modo tale da colmare finalmente il gap con le altre Regioni d’Italia. Allora sì che si creerebbero le basi per una reale autonomia come trampolino di lancio per l’indipendenza, non con un referendum consultivo, iniziativa senza capo, né coda.

Grazie dell’attenzione e a s’intendi luegus!


lunedì 16 gennaio 2012

Finalmente i sardi uniti nell'indignazione! Ma indignazione per cosa?

I sardi sono capaci di indignarsi. I sardi sono capaci di unirsi nell’indignazione. Ora sì che ne abbiamo le prove. Ebbene sì, finalmente i sardi uniti ed indignati. E’  un luogo comune che il sardo curi solo il proprio orticello, che se non viene colpito direttamente, chi non di lompidi su fogu a is peisi (se il fuoco non gli arriva ai piedi) il sardo non si muove. 

Eh no, cose che dicono tutti, ma solo chi è contro i sardi sempre.


E allora eccoli qua i sardi uniti, indignati per la vertenza entrate, contro lo Stato italiano che ci è debitore per 10 miliardi di Euro, soldi delle nostre tasse che secondo l’art. 8 del nostro Statuto Autonomo (http://www.itasruiu.it/files/statuto_regione_sardegna.pdf) avremmo dovuto incassare, che non abbiamo incassato e che ora ci dovrebbero essere restituiti, ma che per una scusa o per un’altra non ci vengono dati indietro. Un furto di Stato ad una Natzione senza Stato. I sardi indignati ed uniti perché sanno benissimo che con quei soldi potremmo finanziare infrastrutture, servizi, trasporti (sia marittimi che aerei, solo sardi).


Come dite? Ah, non è per questo che i sardi sono uniti ed indignati?


Ah no, scusate, errore mio. Non è per questo fatto, la maggior parte dei sardi nemmeno ne è a conoscenza.


I sardi sono indignati ed uniti perché vogliono costituire una propria Agenzia delle Entrate, per riscuotere direttamente i propri tributi, acquisire grosse parti di sovranità economica e poi versare lo spettante allo Stato italiano, sempre secondo l’art. 8 del nostro Statuto Autonomo. Ed è l’art. 9 dello stesso Statuto che glielo permetterebbe, mica si stanno inventando nulla! “La Regione può affidare agli organi dello Stato l'accertamento e la riscossione dei propri tributi.” Quindi “la Regione può”, non che “la Regione DEVE” affidare agli organi dello Stato l'accertamento e la riscossione dei propri tributi. Ecco perché i sardi sono finalmente uniti ed indignati, ed aggiungo anche che ci sono tutte le ragioni, visto che così avrebbero il controllo dei loro tributi e potrebbero investirli per sanare questa Natzione allo sbando!


Scusa? Non è nemmeno per questo?


Allora sarà per la questione della mancata introduzione nelle scuole della lingua sarda, della geografia economica e turistica della Sardegna, cosa che aiuterebbe a formare gli alunni ad una più vasta conoscenza del proprio territorio e magari a pensare di creare qualcosa qui, anziché andare “in continente?” Non è neanche questo?


Ma allora sarà per via di quel serpentone metallico proveniente dall’Algeria che attraverserà tutta l’isola, di cui non ci sono ancora chiari i benefici? Il Gasdotto GALSI, sì. E’ per questo che i sardi sono finalmente uniti ed indignati?


Ma come, nemmeno per questo? 

Per cosa? Per Paolo chi? Paolo Villaggio? Ma il Fantozzi Ragionier Ugo? E che ha detto? Ah ok, che i sardi trombano con le pecore e questo non favorisce la natalità nell’isola. Ed è per questo che si indignano e si uniscono? Sono queste le bazzecole che uniscono i sardi oggi? Cazzo, ma allora riempiamo il Consiglio Regionale e il Parlamento Italiano di Fantozzi Ragionieri Ughi, vuoi vedere che qualcosa si muove?


Ma comunque, veramente sono indignati per questo? Il Fantozzi Ragionier Ugo, conosciuto come Paolo Villaggio per chi non l’avesse capito è un uomo che ha costruito la propria carriera sull’autoironia. La sua autobiografia, ad esempio, sapete come si intitola? “Vita, morte e miracoli di un povero stronzo”. Non basta? Allora vi dico come si intitola il suo monologo autobiografico che recita a teatro: “Delirio di un povero vecchio”! Capito ora? Il Villaggio scherzava, non voleva offendere veramente i sardi. Non lo farebbe, anche solo per il rispetto dell'amore per i sardi e la Sardegna del suo compianto amico d’infanzia, Fabrizio De Andrè.


Ora risulta tutto. Ora capisco perché ho letto cose tipo “Spero che a Genova, quella città di merda, arrivi un’altra alluvione a portarvi via”, “Boicottiamo lo spettacolo di Paolo Villaggio”, “Paolo Villaggio conch’e cazzu” o cose simpatiche del genere. L’avessi avuto di fronte, avrei risposto a quell’uscita come il panettiere interpretato da Diego Abatantuono in uno dei film di Fantozzi: “Fantossoooooo? PRRRRRRRRRRRRR!” Sono sicuro che ci saremmo fatti una grassa risata e un bel po’ di bicchieri di buon Cannonau assieme!


E ai politicanti sardi unionisti sottomessi ai padroni di Roma non diciamo nulla? Ho ragione io, riempiamo il Consiglio Regionale e il Parlamento Italiano di Fantozzi Ragionieri Ughi.


Male che vada, ci saranno i comici a farci ridere e non i politici a farci piangere.