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sabato 19 maggio 2012

Qui o si fa l’indipendentismo o si muore!

Ebbene sì, le elezioni regionali sono oramai alle porte. Saranno al più tardi tra due anni, appunto per questo sono alle porte. E lo dimostrano gli ultimi fatti come i referendum che hanno chiamato “anti-casta”, come la mozione in Consiglio di un po’ di tempo fa con la quale ci si chiedeva se a noi sardi conviene la permanenza nello Stato italiano e lo dimostra la messa in mora dello stesso Stato da parte del Governatore che non governa, il Ragionier Cappellazzi Ugo.


Quando sento dire da persone che reputo intelligenti che “l’unico che adesso sta facendo qualcosa, che adesso sta parlando per abolire i costi della politica è Cappellacci”, mi si rizzano tutti i peli. Pensare che ci sia ancora chi crede in personaggi del genere che nell’arco di tre anni non hanno fatto altro che peggiorare le cose mi infastidisce proprio.

Per questo mi piace sottolineare che questa gente qui, tutta questa gente, da destra a sinistra passando per il centro, da su a giù, vuole rifarsi una verginità e cerca di ricostruire la propria credibilità politica. Una credibilità che verrebbe abbattuta totalmente se solo si riflettesse sulla storia sarda degli ultimi sessant’anni, senza andare troppo lontano.

Non è un caso che tutti stiano ora cavalcando il nuovo “vento sovranista”, in cui ci sono cose che gli indipendentisti dicono da almeno 30 anni, dalle servitù militari alla vertenza entrate, dal fallimentare piano di rinascita sino ad arrivare ai giorni nostri, al braccio armato dello Stato, Equitalia. Sentir parlare di “Nazione Sarda”, di “Popolo Sardo”, di rispetto dei diritti dei sardi e di altre cose del genere va ad offendere l’intelligenza di qualsiasi individuo si renda conto dei disastri combinati da questa gente. Per dirne una: gli indipendentisti nel 2004 chiesero conto all’allora Governatore Renato Soru  (anche detto “l’eroe sardo”) dell’ammanco di  10 miliardi di tributi nelle casse della Regione Sardegna. Soldi dei nostri tributi che sarebbero dovuti tornare dallo Stato italiano, secondo l’art. 8 del nostro Statuto (legge del medesimo Stato). Bene, l’eroe nazionale Renatino nostro si prende in carico questo fatto qui, va dall’allora Governo “amico” Prodi e BARATTA i nostri soldi ottenendone la metà. Bene, bravo, ha BARATTATO metà dei nostri soldi ma almeno ha ottenuto qualcosa. Ha addirittura riscritto l’art. 8 che ci attribuisce ancora maggiori “rimborsi” dei nostri tributi. Peccato che lo stesso accordo prevedeva che noi ci accollassimo anche le spese di Sanità e Trasporti, tra le spese più alte in Sardegna. E peccato che quell’accordo sia stato disatteso dallo Stato italiano e che quei soldi, già messi a bilancio, siano venuti a mancare ancora. Doppia beffa, quindi. Non solo non ci restituiscono i soldi, ma abbiamo anche spese in più. Nel frattempo cambia il Governatore e subentra il Ragionier Cappellazzi Ugo che in qualche modo doveva riempire quell’ammanco di bilancio. Ma lui essendo un commercialista escogita la genialata: ricorre ai mutui! Mica scemo, eh? Quindi tripla beffa: soldi che non ci restituiscono, spese in più attribuiteci e il pagamento degli interessi su quei mutui! Chiusa parentesi.

I risultati non definitivi dello studio condotto dalle Università di Cagliari e di Edimburgo ci dicono chiaramente che il 40% dei sardi vorrebbe la Sardegna indipendente  e che un altro 48% vorrebbe maggior sovranità della Sardegna (http://www.facebook.com/photo.php?fbid=387097274669113&set=a.353111471401027.84083.100001065325934&type=3&theater).  Ed è uno studio fatto tramite un questionario compilato da più di 6.000 persone, quindi mi sa proprio che è attendibile.

Ci sono dei movimenti  indipendentisti che oggi cercano le alleanze del domani. Io vorrei proporre solo una cosa, come dico da tempo: iniziamo ad incontrarci, a sederci assieme, a discutere. Portiamo avanti la Carta di Convergenza indipendentista che ha già dietro il lavoro di un anno, prendiamola come punto di inizio per la costruzione di una Domu Soberanista in cui trovino accoglienza tutti quei sardi che hanno bisogno di vedere la loro terra più sovrana, più responsabile, che possa gioire dei propri successi e riflettere sulle proprie sconfitte.  Apriamo anche ai movimenti fortemente sovranisti, non facciamo l’errore di sempre, quello di pensare che solo noi siamo i salvatori della Sardegna e solo noi vogliamo il bene della Sardegna. E ricordiamoci anche un'altra cosa, che sorprendendo tutti (me compreso) il movimento promotore del referendum sull’indipendenza ha raccolto più di 27.000 firme. 27.000 sardi che hanno firmato per essere indipendenti domani.
Sediamoci tutti insieme ad un tavolo, apriamo all’associazionismo, al popolo, a tutti quelli che vogliano veramente fare qualcosa per una Sardegna sovrana. Scriviamo queste basi ed organizziamo feste, incontri, dibattiti, proiezioni di documentari, quello che volete. L’importante è cogliere ogni occasione buona per sensibilizzare la gente su quanto sia importante prima di tutto una Sardegna più sovrana. Senza voler forzare nessuno, senza pensare che se qualcuno non è d’accordo è solo perché non capisce nulla o non è abbastanza sardo, rispettando naturalmente il sentimento di chi si sente italiano. Perché io, a dispetto di tutto, sui sardi sono fiducioso. E credo proprio che l’appetito di indipendenza gli verrà mangiando sovranità. Volete vedere che saremo noi allora a dire NO ai partiti italiani a cui sentir parlare della sovranità della Sardegna provoca lo stesso effetto di un'irritazione cutanea?

Muoviamoci, che al più tardi le elezioni saranno tra due anni e i sardi non hanno voglia di aspettare ancora o di farsi imbambolare da promesse che sanno già essere false. Proponiamoci noi come alternativa protagonista e credibile. Con fiducia, con coraggio, con responsabilità, con allegria e con entusiasmo.

Perché qui o si fa l’indipendentismo o si muore.

De Deximeputzu,  Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo Sardi.


mercoledì 22 febbraio 2012

Sardigna no est Italia, ma no est nimmancu scetti folklore

Si è concluso il tour de force del Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano in Sardegna.

Una visita che porta con sé tanti aspetti da considerare.

Il primo aspetto da considerare è l’accoglienza che ha avuto da parte di amministrazioni ed amministratori, siano questi regionali o comunali. Il Presidente della Regione, il Ragionier Cappellazzi Ugo, quello che circa due settimane fa parlava di Natzione sarda e di Popolo sardo si inchina all’ingresso del Presidente con gran solennità, dal basso della sua pochezza d’intervento e di governo e col leccaculismo tipico di chi è e vuol essere in condizione di subalternità assoluta. Chiede aiuti, sorride, fa regali doppi insieme al Presidente del Consiglio Regionale Claudia Lombardo e chiede ancora carità. E la chiede questa volta ad un uomo che rappresenta un’istituzione che ha ben pochi poteri decisionali. Poco importa se si stesse rivolgendo al Presidente di uno Stato che ci è debitore per circa 10 miliardi. Poco importa se la crisi in cui versa la Sardegna sia causata anche dalla mancanza prolungata di quei denari che mancano nel nostro tessuto sociale, infrastrutturale e politico. China la testa da servo e tende la mano per confidare nella bontà istituzionale.

Massimo Zedda, votato alle Comunali di Casteddu anche da indipendentisti, condanna pesantemente l’indipendentismo sia questo di ProgReS, o di iRS etc. Poco importa se i Sikitikis che tramite il frontman Diablo sono direttamente collegati a ProgReS e quindi all’indipendentismo, si siano schierati pubblicamente e abbiano messo la faccia anche artistica per la sua elezione. La condanna è totale, senza nessuna distinzione per quei fischi e insulti al Presidente Napolitano. Preciso che a me è piaciuto il modo in cui è stato eletto, voluto assolutamente dai cagliaritani. Preciso che mi piace il suo modo nuovo di rapportarsi alla realtà di Cagliari e il suo modo di governarla. Ma da indipendentista mi sento offeso da quella generalizzazione.

Il Presidente Napolitano incontra anche i genitori di Rossella Urru, cittadina di Samugheo che è nelle mani di rapitori algerini dalla notte tra il 22-23 ottobre 2011. Poco importa se Rossella sia diventata il simbolo di un silenzio che cade sulle situazioni sarde, siano queste di ordine sociale, politico o addirittura umanitario, come in questo caso. Per questo non mi sembra un eccesso di nazionalismo o sardismo andare in parte contro la nostra conterranea Geppi Cucciari e dire che Rossella è prima di tutto sarda e poi, se vogliamo, anche italiana. E’ sarda perché fa parte di quei pezzi di Sardegna dimenticati da uno Stato che ogni volta fa di tutto per dimostrarci che non ci vuole stare a sentire.

Sorvoliamo poi sul convegno organizzato da qualche associazione non-culturale “Il contributo della Sardegna all’Unità d’Italia”, con la sfilata del solito patriottismo made in Italy cui si aggiungono poi le bandierine tricolore donate ai bambini inconsapevoli affinché sin da subito siano battezzati all’italianità della Sardegna.
C’è stato anche l’incontro con i sindacati e i rappresentanti delle aziende in crisi tra cui Alcoa, Eurallumina, Vinyls, Legler, Rockwool, ex Ila e Keller di cui non ho sentito nulla. Posso però intuire la solita richiesta, Rockwool a parte, di riaprire fabbriche che fanno parte di un piano di industrializzazione della Sardegna che era già vecchio e dannoso quando è nato negli anni ’60, figuriamoci adesso. Spero che Rockwool qualche esempio lo possa dare, anche se questo va contro sindacati e classe politica, che perderebbero così parte delle tessere o dei voti sicuri.


Un bel po’ di aspetti da considerare anche nella visita di Sassari, dove il Presidente della Repubblica italiana viene invitato a celebrare i 450 anni dell’ateneo tattarese. E dove viene omaggiato con l’onorificenza più alta della città: il Candeliere d’Oro speciale. Per capirci, nel 2005 fu omaggiato nientepopodimeno che  Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica italiana. Quello che tra le altre cose si vantava di non aver mai fatto nulla per la Sardegna, per capirci.


Anche in quest’occasione, altro patriottismo italiano: discorso di Manlio Brigaglia su “L’Università di Sassari nella Storia dell’Italia unita”. Chissà se avrà raccontato di quando i maestri pestavano le mani e non solo ai bambini che si azzardavano ad affermare con “eja!”.


Per tornare però al discorso degli indipendentisti, apro una considerazione a parte. Quanto ha dichiarato Massimo Zedda mi offende ma mi fa anche riflettere su come l’indipendentismo sardo sia visto all’esterno. Ed è visto come entità unica anche se non di certo indivisibile come la Repubblica italiana, come hanno raccontato in decenni di indipendentismo le scissioni e i frazionamenti in piccoli satelliti.  Mi offende ma mi fa anche affermare che non faccio parte di quell’indipendentismo che con i fischi e le urla tende a vanificare quanto fatto di buono in precedenza. L’esperienza del Comitato Sì Nonucle, abbandonata dai vari leader indipendentisti forse perché veramente troppo positiva e coinvolgente, dovrebbe insegnarci che la maggior parte delle volte senza aggressività, con inclusività e coinvolgimento delle persone, con la sensibilizzazione su varie tematiche e con l’azione politica capillare si può fare molto, molto bene. Ed infatti il referendum consultivo fu una vittoria del Popolo sardo che diede l’esempio a tutto il mondo.


Ecco, fu un esempio di blocco indipendentista funzionante proprio per la sua comunicazione costruttiva, aggressiva nel modo giusto e che non si perdeva certo alle prime obiezioni, come troppo spesso succede.

Perché non riprenderla?


Perché non abbandonare il troppo folklore di certe pessime rappresentazioni teatrali come i fischi e gli insulti da stadio per intraprendere qualcosa di più coinvolgente e costruttivo, che tra l’altro ha già avuto successo nella sua formula?


Certo, non dico e non predico Unidades, è da un bel po’ che ho capito che non funzionano. Ma troviamo una formula buona (una mia idea l’espressi qui: http://inlibertade.blogspot.com/2012/01/una-nuova-e-definitiva-fase.html). Abbandoniamo certi aspetti che non fanno altro che allontanare a priori gli “ignoranti”, quelli che ignorano di cosa sia fatto l’indipendentismo sardo e che  andrebbero informati (e formati) meglio.

Perché l’indipendentismo sardo non è unico ed indivisibile e c’è chi davvero si impegna concretamente per la costruzione della Repubblica di Sardegna.


De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna


Restiamo Sardi


sabato 11 febbraio 2012

"La Sardegna deve tornare a sorridere". Tranquillo Ugo, lo stai facendo bene!

“La Sardegna deve tornare a sorridere”, diceva lo slogan della campagna elettorale di un candidato alla guida della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. Per chi non lo sapesse, Ugo Cappellacci è attualmente il Presidente della Regione Sardegna. Di che partito non si sa, perché ha restituito la tessera del PDL. Attualmente quindi abbiamo un Presidente della Regione senza partito.

“La Sardegna deve tornare a sorridere”: mai miglior slogan si prestò all’interpretazione. Perché dietro questo slogan campeggiava il simbolo del PDL con sotto la scritta “BERLUSCONI PRESIDENTE”. Quindi vedendoli sul palco tutti e due, Ugo e Silvio, quale migliore slogan poteva esserci, se non “La Sardegna deve tornare a sorridere”?

Ed in effetti ci hanno fatto sorridere. Ci ha fatto sorridere la telefonata del frottolaio magico all’amico Putin durante la campagna elettorale, telefonata che doveva risolvere la vicenda del polo industriale di Portovesme. In quel momento sapeva già che ALCOA in Sardegna era agonizzante e che presto sarebbe morta, senza telefonate di sorta che potessero risolvere qualcosa.

 Abbiamo sorriso in tanti e  tanti hanno spalancato la bocca increduli. Molti invece, spinti dalla disperazione, hanno baciato la mano e hanno continuato a credere alle frottole ad effetto del nano di Arcore, che posizionando il figlioccio alla guida della RAS avrebbe risolto tutto. Magari questo nuovo Napoleone non avrebbe risolto tutto, ma almeno Bonaparte.

Ci ha fatto sorridere il Cappellazzi Ragionier Ugo quando si sentì tradito dal “Governo amico” per il furto della Tirrenia perpetrato dal suo stesso padrino, quello di cui in campagna elettorale portava il nome sul simbolo e sulla bocca, quello di cui è stato commercialista e che avrà aiutato a fare dei giochetti di bilancio, anche se non possiamo esserne sicuri, ha strappato la tessera del suo partito: il coro unanime dei vertici pidiellini fu “Esticazzi?”. Ancora a credere che ci siano governi centrali amici o nemici, questi qui. “Governo amico”, come era amico il Governo Prodi che avrebbe dovuto renderci i soldi della “vertenza entrate” (barattati senza autorizzazione e senza diritto dal fu Governatore Renatino Soru).

 Ci fa sorridere quando parla di “riforma dell’articolo 9 dello Statuto”, quando se c’è una cosa del nostro Statuto che non deve essere toccata, poiché è uno dei pilastri portanti della nostra sovranità economica, è proprio l’art. 9. Pensi a farlo rispettare così com’è, piuttosto.

L’ultimo “sorriso” è di questi giorni: ''iniziamo non soltanto a pensare come popolo ma ad essere popolo. Iniziamo non soltanto a pensare da nazione ma ad essere nazione. Iniziamo non soltanto a parlare di unità ma ad essere uniti''. Frase ad effetto da vero sardical-chic. Il Presidente Governatore in the station for the nation really sensation che parla di “Nazione Sarda”, di “Popolo Sardo”. Bene, bravo, bis urlerebbero certi indipendentisti che, non avendo le competenze adatte per far politica, dominati dall’insicurezza del proprio essere, si appigliano al Soru o Cappellacci di turno affinché accolga le proprie istanze.

Io no.

Io dico ancora, come sostenni in un altro mio post, che questa classe politica si accorge solo ora che la Sardegna è in fiamme del bisogno di sovranità che ha questa terra, del bisogno che ha questa terra dei 10 miliardi o giù di lì della “vertenza entrate”, del bisogno che ha di una classe politica seria ed autorevole, del bisogno che ha questa terra di uscire fuori dallo schema clientelare del bipolarismo all’italiana. E questo dovrebbero sostenerlo sia gli indipendentisti che quelli che di indipendenza non vorrebbero nemmeno sentir parlare. Non parliamo di indipendenza allora, parliamo di termini meno forti: sovranità, autodeterminazione, responsabilità.

Anche quelli che indipendentisti non sono devono rendersi conto, magari anche egoisticamente, che abitano in Sardegna prima di tutto. Che questa terra ha bisogno della propria sovranità per far sì che episodi come la “vertenza entrate” non si ripetano. Perché se noi continuassimo a far incassare i nostri tributi all’Agenzia delle Entrate italiana, nella situazione in cui vaga adesso lo Stato italiano, continuerebbero  a non riconoscerceli  e quindi a non ridistribuirceli come da Articolo 8 dello Statuto. Perché se viene meno questo diritto  viene meno il diritto all’autodeterminazione. E questo riguarda anche i non indipendentisti, quelli che chiedono alla Sardegna di essere maggiormente artefice del proprio destino, di “gravare” meno sul loro Stato (come fossimo noi a “gravare” sullo Stato e non il contrario). Di prendersi le proprie responsabilità. Ben vengano le responsabilità, ben venga l’autoderminazione  e sia fatta la nostra sovranità.

Per tornare al Governatore che non governa,  Cappellacci credo abbia paura di Maninchedda e del Partito Sardo d’Azione, che in questi tre anni di Governo non ha mai fatto mancare i propri malumori, che adesso si sollevano sempre più (senza però staccargli la spina, mah!). E poco importa se recita la sua tragedia pseudo-indipendentista  proprio al ritorno dal vertice col Governo italiano in cui “ha aperto tavoli di trattativa con lo Stato”, se lo fa di ritorno dall’ennesimo trasporto a Roma dell’ennesima croce sarda. E’ solo un altro paradosso del Presidente Cappellacci.

Ma lo fa per rimanere in linea con la sua campagna elettorale e tornare a farci sorridere.

Mestamente, di gusto.


De Deximeputzu, Regioni de Casteddu, Sardigna

Restiamo sardi


lunedì 16 gennaio 2012

Finalmente i sardi uniti nell'indignazione! Ma indignazione per cosa?

I sardi sono capaci di indignarsi. I sardi sono capaci di unirsi nell’indignazione. Ora sì che ne abbiamo le prove. Ebbene sì, finalmente i sardi uniti ed indignati. E’  un luogo comune che il sardo curi solo il proprio orticello, che se non viene colpito direttamente, chi non di lompidi su fogu a is peisi (se il fuoco non gli arriva ai piedi) il sardo non si muove. 

Eh no, cose che dicono tutti, ma solo chi è contro i sardi sempre.


E allora eccoli qua i sardi uniti, indignati per la vertenza entrate, contro lo Stato italiano che ci è debitore per 10 miliardi di Euro, soldi delle nostre tasse che secondo l’art. 8 del nostro Statuto Autonomo (http://www.itasruiu.it/files/statuto_regione_sardegna.pdf) avremmo dovuto incassare, che non abbiamo incassato e che ora ci dovrebbero essere restituiti, ma che per una scusa o per un’altra non ci vengono dati indietro. Un furto di Stato ad una Natzione senza Stato. I sardi indignati ed uniti perché sanno benissimo che con quei soldi potremmo finanziare infrastrutture, servizi, trasporti (sia marittimi che aerei, solo sardi).


Come dite? Ah, non è per questo che i sardi sono uniti ed indignati?


Ah no, scusate, errore mio. Non è per questo fatto, la maggior parte dei sardi nemmeno ne è a conoscenza.


I sardi sono indignati ed uniti perché vogliono costituire una propria Agenzia delle Entrate, per riscuotere direttamente i propri tributi, acquisire grosse parti di sovranità economica e poi versare lo spettante allo Stato italiano, sempre secondo l’art. 8 del nostro Statuto Autonomo. Ed è l’art. 9 dello stesso Statuto che glielo permetterebbe, mica si stanno inventando nulla! “La Regione può affidare agli organi dello Stato l'accertamento e la riscossione dei propri tributi.” Quindi “la Regione può”, non che “la Regione DEVE” affidare agli organi dello Stato l'accertamento e la riscossione dei propri tributi. Ecco perché i sardi sono finalmente uniti ed indignati, ed aggiungo anche che ci sono tutte le ragioni, visto che così avrebbero il controllo dei loro tributi e potrebbero investirli per sanare questa Natzione allo sbando!


Scusa? Non è nemmeno per questo?


Allora sarà per la questione della mancata introduzione nelle scuole della lingua sarda, della geografia economica e turistica della Sardegna, cosa che aiuterebbe a formare gli alunni ad una più vasta conoscenza del proprio territorio e magari a pensare di creare qualcosa qui, anziché andare “in continente?” Non è neanche questo?


Ma allora sarà per via di quel serpentone metallico proveniente dall’Algeria che attraverserà tutta l’isola, di cui non ci sono ancora chiari i benefici? Il Gasdotto GALSI, sì. E’ per questo che i sardi sono finalmente uniti ed indignati?


Ma come, nemmeno per questo? 

Per cosa? Per Paolo chi? Paolo Villaggio? Ma il Fantozzi Ragionier Ugo? E che ha detto? Ah ok, che i sardi trombano con le pecore e questo non favorisce la natalità nell’isola. Ed è per questo che si indignano e si uniscono? Sono queste le bazzecole che uniscono i sardi oggi? Cazzo, ma allora riempiamo il Consiglio Regionale e il Parlamento Italiano di Fantozzi Ragionieri Ughi, vuoi vedere che qualcosa si muove?


Ma comunque, veramente sono indignati per questo? Il Fantozzi Ragionier Ugo, conosciuto come Paolo Villaggio per chi non l’avesse capito è un uomo che ha costruito la propria carriera sull’autoironia. La sua autobiografia, ad esempio, sapete come si intitola? “Vita, morte e miracoli di un povero stronzo”. Non basta? Allora vi dico come si intitola il suo monologo autobiografico che recita a teatro: “Delirio di un povero vecchio”! Capito ora? Il Villaggio scherzava, non voleva offendere veramente i sardi. Non lo farebbe, anche solo per il rispetto dell'amore per i sardi e la Sardegna del suo compianto amico d’infanzia, Fabrizio De Andrè.


Ora risulta tutto. Ora capisco perché ho letto cose tipo “Spero che a Genova, quella città di merda, arrivi un’altra alluvione a portarvi via”, “Boicottiamo lo spettacolo di Paolo Villaggio”, “Paolo Villaggio conch’e cazzu” o cose simpatiche del genere. L’avessi avuto di fronte, avrei risposto a quell’uscita come il panettiere interpretato da Diego Abatantuono in uno dei film di Fantozzi: “Fantossoooooo? PRRRRRRRRRRRRR!” Sono sicuro che ci saremmo fatti una grassa risata e un bel po’ di bicchieri di buon Cannonau assieme!


E ai politicanti sardi unionisti sottomessi ai padroni di Roma non diciamo nulla? Ho ragione io, riempiamo il Consiglio Regionale e il Parlamento Italiano di Fantozzi Ragionieri Ughi.


Male che vada, ci saranno i comici a farci ridere e non i politici a farci piangere.


venerdì 29 luglio 2011

Turista Fai-da-te?

Ho avuto occasione,  per via del lavoro, di verificare l’inefficienza dei collegamenti sardi, delle strade della Sardegna. Da quando ero piccolo piccolo non andavo al nord, ad Olbia, ad esempio. In 7 giorni ho fatto: Cagliari, Quartu, Carloforte, S. Antioco, Carbonia, Iglesias, Oristano, Ghilarza, Ozieri, Nuoro, Tortolì, Dorgali, Tempio, Olbia, Sassari, Siniscola, Porto Torres, Alghero e forse  dimentico qualche città. Insomma, un bel po’ di chilometri in giro per le strade sarde.

Visto e confermato il potenziale turistico della Sardegna, dato dai paesaggi incontaminati, dall’aria buona, dalle persone quasi sempre disponibili, dalla storia e dall’archeologia esclusivamente sarda come ad esempio i nuraghe mi chiedo: ma dove vogliamo andare?
Alla luce dello scippo dei trasporti marittimi da parte dell’accoppiata massonica Governo Berlusconi – Cin, mi chiedo dove andrà a finire la nostra terra e il nostro potenziale turistico e mi chiedo inoltre cosa vogliamo fare di noi.
Ma la colpa non è solo di soprusi e accordi massonici che dovremmo combattere con forza noi e la nostra classe politica irrilevante, se non inesistente. Mi viene in mente una scena: Berlusconi che firma sorridente per l’accordo con i rappresentanti della Cin, dicendosi mentalmente “Tanto quel coglione di Ugo Cappellazzi non avrà nulla da dire, come sempre”.
A parte questo, un’altra considerazione: ma le strade? I collegamenti tra un posto e l’altro?
Immagino un turista che viene qui per rilassarsi e godersi la tanto agognata Sardegna per una settimana o due: che provi ad andare da Tortolì a Baunei o Dorgali, che si goda il paesaggio e il viaggio lungo l’Orientale Sarda. Curve a gomito, stile Formula 1 con sotto strapiombi di decine, se non centinaia di metri. Si consiglia di non percorrere la suddetta strada dopo pranzo o dopo cena, tantomeno se si è bevuto qualche bicchiere di vino. Ed infatti l’Orientale Sarda è piena di croci.
La Strada Statale 131? L’arteria principale della Sardegna? Interminabili lavori, illuminazione scadentissima, decoro stradale inesistente, manto per lunghi tratti pericolosissimo, indicazioni approssimative.
Ne cito solo due per non rendere questo post troppo prolisso e per arrivare al dunque: ripeto, dove vogliamo andare?
La Sardegna ed il comparto agro-pastorale soffrono una crisi mai vista, con circa due aziende al giorno che chiudono i battenti e i sardi cosa fanno? Vanno a chiedere l’elemosina sotto la Regione, prendendo manganellate e lacrimogeni senza poi ottenere nulla. Un po’ di lungimiranza no, eh? Investire su ciò che abbiamo, pretendere trasporti e collegamenti migliori, vigilare noi per primi su quelli che sono i procedimenti per gli interventi sulle strade, incazzarci pure quando come succede sulla 131 i lavori durano un’eternità sono solo alcuni dei passi che dovremmo fare tutti insieme, uniti per il bene collettivo. Invece si pensa sempre al proprio orticello e che non venga toccato da nessuno. Non c’è bisogno di essere dei geni per arrivare a pensare che un vero sviluppo del turismo porterebbe benefici anche al comparto agro-pastorale in termini di valorizzazione dei prodotti locali, trasformazione delle grandi case in agriturismo, visite guidate alle aziende ortofrutticole e quelle della pastorizia. Sono solo alcuni esempi, questi.
La Sardegna può vivere di cultura e turismo, ha tutto il potenziale che noi non sfruttiamo. Mettetevi un attimo nei panni di un turista che viene qui: arrivate in nave con almeno 700 euro di spesa. L’agriturismo in cui alloggiate è privo dei più basilari comfort. Uscite per andare in spiaggia a 30 chilometri dal vostro alloggio e ci vogliono almeno ¾ d’ora. In spiaggia sdraio e ombrellone vi costano almeno 18 euro. E’ turismo, questo? E’ rilassarsi e godersi le sudate ferie? Credo proprio di no, e sa cruppa esti sa nosta.
Puoi farlo una volta, ma la seconda volta il pensiero va ad altri lidi più praticabili.
Vi lascio sperando di non avervi annoiato e sperando che qualche turista che aveva in mente di venire in Sardegna non legga questo post.



giovedì 30 giugno 2011

La satira di "Intanto in Viale Trento", Intervista all'ideatore Fauno Banana


Da un po’ di tempo su Facebook imperversa una pagina che si chiama “Intanto in Viale Trento” (http://www.facebook.com/intantoinvialetrento?ref=ts): si tratta di una pagina di vignette satiriche sulla politica sarda veramente pungenti come una buona satira dovrebbe essere.  Tratta tutti gli argomenti, dai trasporti al bilancio, dalle vertenze alle urgenze, dalla società agli usi e costumi, sempre in maniera puntuale e precisa, sempre lasciandoti il sorriso sulle labbra, avendo tra l’altro il buon gusto di rendere tragicomiche delle faccende che di comico a volte non hanno proprio nulla. Tra tutte le cose, la guest star (ovviamente in negativo) è il Governatore che non governa, Ugo Cappellacci, di cui nelle strisce quasi mai ricordano l’esatto cognome, che viene perculato parecchie volte da più parti, di cui viene enfatizzato il fatto di non capire molto di politica e di dimenticarsi a volte il suo ruolo.


Personalmente conobbi la pagina per caso e, non avendo mai visto satira sarda come si deve, inizialmente ci feci molto poco caso. Col passare del tempo iniziai invece a seguirla giorno dopo giorno, come credo tanti altri, poiché scoprì invece che c’era qualità in quelle vignette. Qualità di satira, oltre che qualità tecniche di fotomontaggi e il lavoraccio, da non sottovalutare affatto, di ragionare sulla striscia per evitare che risulti “bamba” o poco pungente, la ricerca delle foto giuste, il lavoro del montaggio. Tutto ampiamente riconosciuto dal popolo di Facebook, a quanto pare, visto che la pagina senza nessuna pubblicità oggi conta circa 6.500 iscritti e ogni giorno le strisce ricevono centinaia di “like” e molti, molti commenti. Ma non solo il popolo di Facebook si è accorto delle strisce. Il neonato “Sardegna Quotidiano” (http://www.sardegnaquotidiano.it/) ospita ogni giorno le strisce di “Intanto in Viale Trento” (L'Ugnone e La Nuova non avrebbero mai potuto essere così lungimiranti). Come se le prove della qualità non bastassero, c’è un libro in lavorazione che conterrà queste strisce.


L’ideatore di queste strisce è un famoso (o fantomatico) Fauno Banana ed oggi mi ha concesso il piacere di un’intervista:

Buongiorno Banana, anzitutto grazie dell’intervista. Ci dici come è nata “Intanto in Viale Trento”?


Ciao Enrico, grazie a te. È nato tutto per gioco lo scorso settembre sulla mia pagina Facebook. Un amico aveva pubblicato un piccolo fumetto con Berlusconi e Fini preso dal blog Metilparaben: in coda c’era il link del sito usato per montare il fotoromanzo. Mi sono messo a giocarci, ho pubblicato le prime cose sulla mia pagina e la risposta dei miei amici è stata notevole. Dopo dieci giorni, ai primi di ottobre, ho provato ad aprire una pagina dedicata e la cosa evidentemente è piaciuta ed è cresciuta, in modo lento ma costante. E ora è totalmente fuori dal mio controllo!



Ad oggi vanti già un po’ di tentativi di imitazione, vedi “Intanto in via Roma” o “Intanto a Sa Illetta”. Io non mi esprimo in merito, pur avendo un pensiero mio. Ci dici sinceramente cosa ne pensi?
    
Ah ah, a parte il giudizio sull’imitare un linguaggio, uno stile e idee altrui, la cosa che mi lascia più perplesso è la mancanza di “sottotesto”. Nelle cose che faccio io, anche quando sono stupide o sghembe o poco ispirate (e capita spesso), dietro le battute e le situazioni c’è sempre una implicita “cronaca” di quello che succede davvero nella politica. Questa cosa non la vedo negli imitatori. Scimmiottano ma non mi sembra abbiano capito che Intanto in viale Trento non è solo una pernacchia fine a se stessa.



Dalle vignette pare che tu non abbia credo politico. Cosa pensi del panorama politico sardo?


Me la potrei cavare facilmente dicendoti che è deprimente! La cosa più tragica è che, tolte rare eccezioni, il livello culturale della classe politica è quasi da analfabetismo di ritorno. È una posizione demagogica, ma tutti dovrebbero togliersi la soddisfazione di andare ad assistere di persona a una seduta del Consiglio regionale. Sarebbe più chiaro perché questa regione rimane sottosviluppata nonostante le energie e le intelligenze che ci sono. Poi non sono tutti così, ma quelli bravi e preparati sono troppo pochi in un panorama di politici che pensano agli affari propri e a scaldare la poltrona



E di quello italiano?


Valgono sicuramente molte considerazioni appena fatte. Siamo un paese che da vent’anni è congelato nell’idiozia del berlusconismo. Pagheremo il prezzo culturale di questa demenza per anni e anni, purtroppo: lo vediamo nell’anarchia e nella maleducazione diffusa della vita quotidiana. Ma questo è anche colpa di una sinistra che è stata incapace di dare vita a una proposta alternativa, sostenuta da persone credibili, e si è preoccupata per vent’anni di fare calcoli e calcoletti astrusi di presunta realpolitik. Ma perché mi fai diventare un altro trombone che sproloquia di politica?



Veniamo ad un argomento spinoso: cosa pensi dell’indipendenza della Sardegna e degli indipendentisti?


In estrema sintesi la trovo una posizione anacronistica. È irrinunciabile che la Sardegna smetta di essere lo zerbino dello Stato italiano, e su questo siamo tutti d’accordo. Una delle cose per cui ricorderemo Soru è proprio la sua battaglia sulla sovranità della Sardegna in tanti settori: questa mi sembra la strada giusta e anche l’unica possibile. Sugli indipendentisti chioso con una battuta: pocos, locos y muy ruidosos. Il loro peso sulla società è inversamente proporzionale al baccano mediatico che fanno su Internet. Poi insomma: provo rispetto per tante loro idee. La diagnosi di tanti problemi mi sembra corretta, la cura mi sembra fuori dal mondo. Penso che sia giusto puntare sulle nostre peculiarità, ma reclamare l'indipendenza mi sembra un sogno irreale.



E di Massimo Zedda sindigu de Casteddu? Credi che Casteddu migliorerà?


È troppo presto per esprimere un giudizio, ovviamente. I primi passi mi sembrano nella direzione corretta. E poi credo che, dopo dieci anni con l'amministrazione di unni che abbiamo avuto, bastino semplici iniziative di buon senso per marcare una differenza notevole col passato. Quello che davvero conta è che Zedda rappresenta una boccata di ossigeno per una città asfittica e paralizzata come Cagliari. Il capoluogo ha bisogno di svegliarsi: è una città bellissima ma intorpidita e quasi abbandonata. La vera sfida penso che sia questa: svegliare Cagliari e sottrarla alla dittatura dei bottegai e delle solite famiglie che controllano tutto.



Tornando alle vignette, che è argomento ben più lieto, come fai ad essere sempre così puntuale e pungente? Ce lo puoi dire o è segreto industriale militare?


La verità è che non ho nulla di meglio da fare! La sera, dopo cena, invece di rimbecillirmi con la tv o con la Wii, mi metto a fare la striscia. Il segreto è che mi diverto un mondo: a raccogliere gli spunti dai giornali o dalle notizie che girano, a cercare o creare le immagini adatte e poi prendere tutto e mischiarlo alle mie fissazioni da nerd per giocare alla citazione nascosta. Mi aiuta l'esperienza di lavoro che ho vissuto negli anni scorsi: per qualche tempo ho lavorato nei Palazzi del potere e quello è un bacino inesauribile di trovate.



Qual è quella che ti è piaciuta di più? E quella per cui più hai riso durante la realizzazione?


Non esiste una striscia che mi piace più di altre, anche se alcune mi diverte rileggerle tuttora. La cosa che preferisco è cercare di prendere i lettori in contropiede, tirando fuori idee assurde come i fenicotteri o citazioni di film anni Ottanta. La striscia resta divertente se sorprende, credo. E il primo ad essere sorpreso sono spesso io quando la faccio: mi basta trovare una foto particolare e la mia idea iniziale prende tutt'altra strada! A volte, quando ne realizzo una che mi sembra davvero brillante, mi viene l'angoscia su cosa potrò inventarmi di meglio, ma poi il giorno dopo qualche idea arriva sempre. Fondamentalmente è durata così tanto perché mi diverto molto e ho sentito da subito il forte affetto e l'apprezzamento di chi la leggeva.



Grazie dell’intervista Banana, sei stato disponibilissimo e gentilissimo. Ora, come ogni interrogazione che si rispetti, lasciaci con un argomento a piacere…


E dove siamo, da Marzullo? Grazie a te per l'interessamento e grazie a chi mi legge e ha avuto la pazienza di sopportarmi in versione "intervistato che se la tira"!